21/05/2012
Pregare è dialogare con Dio
Pregare è dialogare con Dio
PREGHIERA
O Cristo, nostro Signore e nostro Dio, tu che sei la via, la verità e la vita: illuminaci e custodiscici in questo giorno; ispira le nostre azioni e accompagnale
con il tuo aiuto, perché ogni nostra attività abbia da te il suo inizio e in te il suo compimento. Amen.
00:15 Scritto da: petroneluigi in Preghiere | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cristo, signore, dio, via, verità, vita, illuminaci, custodiscici, giorno, ispira, azioni, aiuto, accompagnale, attività, inizio, compimento | OKNOtizie |
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20/05/2012
I Santi nostri intercessori
I Santi nostri intercessori
20 Maggio 2012 Domenica
Ascensione
Secondo una concezione spontanea e universale, riconosciuta dalla Bibbia, Dio abita in un luogo superiore e l’uomo per incontrarlo deve elevarsi, salire.L’idea dell’avvicinamento con Dio, è data spontaneamente dal monte e nell’Esodo (19, 3), a Mosè viene trasmessa la proibizione di salire verso il Sinai, che sottintendeva soprattutto quest’avvicinamento al Signore; “Delimita il monte tutt’intorno e dì al popolo; non salite sul monte e non toccate le falde. Chiunque toccherà le falde sarà messo a morte”.
Il comando di Iavhè non si riferisce tanto ad una salita locale, ma ad un avvicinamento spirituale; bisogna prima purificarsi e raccogliersi per poter udire la sua voce. Non solo Dio abita in alto, ma ha scelto i luoghi elevati per stabilirvi la sua dimora; anche per andare ai suoi santuari bisogna ‘salire’.Così lungo tutta la Bibbia, i riferimenti al ‘salire’ sono tanti e continui e quando
Gerusalemme prende il posto degli antici santuari, le folle dei pellegrini ‘salgono’ festose il monte santo; “Ascendere” a Gerusalemme, significava andare a Iavhè, e il termine, obbligato dalla reale posizione geografica, veniva usato sia dalla simbologia popolare per chi entrava nella terra promessa, come per chi ‘saliva’ nella città santa.Nel Nuovo Testamento, lo
stesso Gesù ‘sale’ a Gerusalemme con i genitori, quando si incontra con i dottori nel Tempio e ancora ‘sale’ alla città santa, quale preludio all’”elevazione” sulla croce e alla gloriosa Ascensione.I testi che segnalano l’Ascensione I Libri del Nuovo Testamento contengono sporadici accenni al mistero dell’Ascensione; i Vangeli di Matteo e di Giovanni non ne parlano
e ambedue terminano con il racconto di apparizioni posteriori alla Resurrezione. “Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù,
che è stato tra di voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”.Essi ribadiscono l’intronizzazione di Cristo alla destra del Padre, dove rimarrà fino alla fine dei secoli, ammantato di potenza e di gloria; “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo sta assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra; siete morti infatti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!” (Colossesi, 3, 1-3).
San Giovanni nel quarto Vangelo, pone il trionfo di Cristo nella sua completezza nella Resurrezione, e del resto anche gli altri evangelisti dando scarso rilievo all’Ascensione, confermano che la vera ascensione, cioè la trasfigurazione e il passaggio di Gesù nel mondo della gloria, sia avvenuta il mattino di Pasqua, evento sfuggito ad ogni esperienza e fuori da ogni umano controllo.
Quindi correggendo una mentalità sufficientemente diffusa, i testi evangelici invitano a collocare l’ascensione e l’intronizzazione di Gesù alla destra del Padre, nello stesso giorno della sua morte, egli è tornato poi dal Cielo per manifestarsi ai suoi e completare la sua predicazione per un periodo di ‘quaranta’ giorni.
Quindi l’Ascensione raccontata da Luca, Marco e dagli Atti degli Apostoli, non si riferisce al primo ingresso del Salvatore nella gloria, quanto piuttosto l’ultima apparizione e partenza che chiude le sue manifestazioni visibili sulla terra.Pertanto l’intento dei racconti dell’Ascensione non è quello di descrivere il reale ritorno al Padre, ma di far conoscere alcuni tratti dell’ultima manifestazione di Gesù,
una manifestazione di congedo, necessaria perché Egli deve ritornare al Padre per completare tutta la Redenzione: “Se non vado non verrà a voi il Consolatore, se invece vado ve lo manderò” (Giov. 16, 5-7).Il catechismo della Chiesa Cattolica dà all’Ascensione questa definizione: “Dopo quaranta
giorni da quando si era mostrato agli Apostoli sotto i tratti di un’umanità ordinaria, che velavano la sua gloria di Risorto, Cristo sale al cielo e siede alla destra del Padre. Egli è il Signore, che regna ormai con la sua umanità nella gloria eterna di Figlio di Dio e intercede incessantemente in nostro favore presso il Padre. Ci manda il suo Spirito e ci dà la speranza di raggiungerlo un giorno, avendoci preparato un posto”.
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L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo.
L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo.
Epistola II ai Corinzi
Raccomandazioni dei delegati
Siano pertanto rese grazie a Dio che infonde la medesima sollecitudine per voi nel cuore di Tito! Egli infatti ha accolto il mio invito e ancor più pieno di zelo è partito spontaneamente per venire da voi. Con lui abbiamo inviato pure il fratello che ha lode in tutte le Chiese a motivo del vangelo; egli è stato designato dalle Chiese come
nostro compagno in quest'opera di carità, alla quale ci dedichiamo per la gloria del Signore, e per dimostrare anche l'impulso del nostro cuore. Con ciò intendiamo evitare che qualcuno possa biasimarci per questa abbondanza che viene da noi amministrata.
Ci preoccupiamo infatti di comportarci bene non soltanto davanti al Signore, ma anche davanti agli uomini. Con loro abbiamo inviato anche il nostro fratello, di cui abbiamo più volte sperimentato lo zelo in molte circostanze; egli è ora più zelante che mai per la grande fiducia che ha in voi.
Quanto a Tito, egli è mio compagno e collaboratore presso di voi; quanto ai nostri fratelli, essi sono delegati delle Chiese e gloria di Cristo.Date dunque a loro la prova del vostro affetto e della legittimità del nostro vanto per voi davanti a tutte le Chiese.
00:05 Scritto da: petroneluigi in I Padri della Chiesa | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: bene, soltanto, davanti, signore, uomini, inviato, fratello, molte, circostanze, grande, fiducia, compagno, collaboratore, fratelli, chiese, gloria, cristo, prova, affetto, legittimità, vanto | OKNOtizie |
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19/05/2012
Lavoro carità fraterna e servizio reciproco.
Lavoro carità fraterna e servizio reciproco.
San Benedetto da Norcia Abate
LA "SANTA REGOLA" DI S. BENEDETTO
Capitolo II - L'Abate
Un abate degno di stare a capo di un monastero deve sempre avere presenti le esigenze implicite nel suo nome, mantenendo le proprie azioni al livello di superiorità che esso comporta.
Sappiamo infatti per fede che in monastero egli tiene il posto di Cristo, poiché viene chiamato con il suo stesso nome,
secondo quanto dice l'Apostolo: "Avete ricevuto lo Spirito di figli adottivi, che vi fa esclamare: Abba, Padre!"
Perciò l'abate non deve insegnare, né stabilire o ordinare nulla di contrario alle leggi del Signore,
anzi il suo comando e il suo insegnamento devono infondere nelle anime dei discepoli il fermento della santità.
Si ricordi sempre che nel tremendo giudizio di Dio dovrà rendere conto tanto del suo insegnamento, quanto dell'obbedienza dei discepoli
e sappia che il pastore sarà considerato responsabile di tutte le manchevolezze che il padre di famiglia avrà potuto riscontrare nel gregge.
D'altra parte è anche vero che, se il pastore avrà usato ogni diligenza nei confronti di un gregge irrequieto e indocile, cercando in tutti i modi di correggerne la cattiva condotta,
verrà assolto nel divino giudizio e potrà ripetere con il profeta al Signore: "Non ho tenuto la tua giustizia nascosta in fondo al cuore, ma ho proclamato la tua verità e la tua salvezza; essi tuttavia mi hanno disprezzato, ribellandosi contro di me".
E allora la giusta punizione delle pecore ribelli sarà la morte, che avrà finalmente ragione della loro ostinazione.
Dunque, quando uno assume il titolo di Abate deve imporsi ai propri discepoli con un duplice insegnamento,
mostrando con i fatti più che con le parole tutto quello che è buono e santo: in altri termini, insegni oralmente i comandamenti del Signore ai discepoli più sensibili e recettivi, ma li presenti esemplificati nelle sue azioni ai più tardi e grossolani.
00:10 Scritto da: petroneluigi in Grandi Condottieri della Fede,Beati,Santi, | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: divino, giudizio, ripetere, signore, tenuto, giustizia, nascosta, fondo, cuore, verità, giusta, salvezza, disprezzato, punizione, pecore, morte, ragione, ostinazione, insegnamento | OKNOtizie |
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Il Santo che imitando Gesù si spogliò di tutto per fare del bene ovunque
Il Santo che imitando Gesù si spogliò di tutto per fare del bene ovunque
S.Francesco d'Assisi
COLORO CHE NON FANNO PENITENZA.
Invece, tutti coloro che non vivono nella penitenza, e non ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e compiono vizi e peccati, e che camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri, e non osservano quelle cose che
hanno promesso, e servono con il proprio corpo il mondo, gli istinti della carne, le cure e le preoccupazioni del mondo le cure di questa vita, ingannati dal diavolo, di cui sono figli e ne compiono le opere, costoro sono ciechi, poiché non vedono la vera
luce, il Signore nostro Gesù Cristo. non posseggono la sapienza spirituale, poiché non hanno in se il Figlio di Dio, che è la vera sapienza del Padre. Di essi dice la Scrittura: " La loro sapienza è stata divorata". Essi vedono, conoscono, sanno e fanno il male e consapevolmente perdono le loro anime.
00:05 Scritto da: petroneluigi in Grandi Condottieri della Fede,Beati,Santi, | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: promesso, servono, corpo, mondo, istinti, cure, vita, ingannati, diavolo, figli, compiono, opere, ciechi, vedono, vera, luce, signore, gesù, cristo, sapienza, spirituale, male, perdono, anime | OKNOtizie |
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18/05/2012
Il Cibo di Vita Eterna
Il Cibo di Vita Eterna
Gesù di Nazareth
Mc (1:41)
Sì, lo voglio, sii mondato!
La lebbra per eccellenza il simbolo fisico del peccato nella Bibbia esclude dalla comunione col popolo d’Israele il malato, che deve gridare da lontano «impuro! impuro!» (Levitico 13:45), affinché tutti evitino di accostarglisi e di diventare a loro volta immondi. Questo male, che si propaga a tutto il
corpo rendendolo spregevole al tatto e alla vista, deve richiamare alla nostra mente il modo in cui, spiritualmente, appariamo a Dio (fossimo anche fisicamente sani e materialmente prosperi) quando non siamo da lui purificati. La via della guarigione (e la guarigione di un lebbroso, nelle scritture anticotestamentarie, è paragonata alla risurrezione
di un morto: cfr. Numeri 12:9-15) ci viene indicata: supplicare, prostrati e ravveduti, colui che ci può mondare e riportare alla normalità, a quello stato che Dio vuole per noi. La Chiesa stessa è il popolo dei mondati,dei purificati, di coloro che sono stati lavati dal sangue di Cristo, che erano morti ma sono stati riportati in vita (1Corinzi 6:9-11; Efesini 2:1-10).
Gesù: ecco davvero un profeta e il vero Dio in Israele (cfr. 2Re 5:8-15)!
Il Signore non ha paura della nostra lebbra: lascia che ci accostiamo a
lui e, lungi dal divenire impuro a sua volta (cfr. Numeri 19:22), ci trasmettela sua purezza. Dove arriva il suo Regno, là v’è guarigione, reintegrazionedi fronte a Dio, incontro fra la volontà dell’uomo che implora fiducioso e
quella del Signore, che desidera impietosirsi, rendersi disponibile
e dire: «Sì, lo voglio!». Gesù può risanarci in un istante da una vita
di peccato, può cancellare con una parola anni e anni di accumulo di marcio e putredine nel nostro spirito, può renderci candidi dopo un’esistenza passata ad invecchiare e a corromperci di fuori e di dentro.
Comprenderemo così sempre meglio, scorrendo le pagine del Vangelo,
l’annuncio finale del Signore: chi ha fede e si battezza entra nella salvezza subito (16:16). Il resto della vita dovrà allora essere vissuto con Cristo,operando con lui per mezzo della sua Parola (16:20). Benedetto il giorno in cui la nostra mano si protende per incontrare quella tesa del Signore, e la tocca (cfr. 3:5)!
17/05/2012
Pregare è dialogare con Dio
Pregare è dialogare con Dio
PREGHIERA
Signore Gesù Cristo,Figlio del Padre,manda ora il Tuo Spirito sulla terra.Fa abitare lo Spirito Santo nei cuori di tutti i popoli,affinché siano preservati dalla corruzione,
dalle calamità e dalla guerra.Che la Signora di tutti i Popoli,la Beata Vergine Maria,sia la nostra Avvocata.Amen.
16/05/2012
Pregare è dialogare con Dio
Pregare è dialogare con Dio
PREGHIERA
Regina dei cieli il Signore vi ha da tutta l'eternità predestinata per essere la Madre del suo unico Figlio, di quel Verbo per cui ha il tutto creato, la terra il mare ed i cieli. Egli vi ha adornata di grazie, Voi siete la sua cara Sposa,
che il peccato di Adamo non ha mai macchiata. Dio via ha scelta e predestinata, e vi ha collocata nel suo santuario. Divina Regina, esaudite la mia preghiera, le mie voci s'innalzino fino a Voi.
14/05/2012
I Santi nostri intercessori
I Santi nostri intercessori
14 Maggio 2012 Lunedi
San Mattia Apostolo
Mattia,significa dono di Jahvè, fu eletto al posto di Giuda, il traditore, per completare il numero simbolico dei dodici apostoli, raffigurante i dodici figli di Giacobbe e quindi le dodici tribù d'Israele. Secondo gli Atti apocrifi, egli sarebbe nato a Betlemme, da una illustre famiglia della tribù di Giuda. Una cosa è certa, perché affermata da S. Pietro (Atti, 1,21), che Mattia fu uno di quegli uomini che
accompagnarono gli apostoli per tutti il tempo che Gesù Cristo visse con loro, a cominciare dal battesimo nel fiume Giordano fino all'Ascensione al cielo. Non è improbabile che facesse parte dei 72 discepoli designati dal Signore e da lui mandati, come agnelli fra i lupi, a due a due davanti a sé, in ogni città e luogo dov'egli stava per andare. S. Mattia conosceva certamente il più antipatico degli apostoli, Giuda,
nativo di Kariot, quello che nella lista dei Dodici è sempre messo all'ultimo posto e designato con l'espressione "colui che tradì il Signore". Durante le peregrinazioni apostoliche, Gesù e i discepoli ricevevano doni e offerte dalle folle entusiaste e riconoscenti per i malati che guarivano. S'impose perciò la necessità di affidare a qualcuno di loro l'incombenza di economo. Fu scelto Giuda, ma ci dice San Giovanni che non fu onesto nel suo ufficio.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù fu invitato a Betania, con gli apostoli e l'amico Lazzaro risuscitato dai morti, ad un banchetto in casa di Simone, il lebbroso. Mentre Marta serviva, Maria, sua sorella, prese una libbra d'unguento di nardo genuino, di molto valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli.Allora Giuda Iscariota protestò: "Perché quest'unguento non è stato venduto per più
di 300 denari e non è stato dato ai poveri?". Ma, commenta ironicamente S. Giovanni l'evangelista, "disse questo non perché si preoccupasse dei poveri, ma perché era ladro, e avendo la borsa portava via quello che vi si metteva" (Giov 12,1-11). Aveva paura di morire di fame? Temeva forse, avaro com'era, una vecchiaia triste e solitaria? Quando seppe che i capi del Sinedrio cercavano il modo di catturare Gesù per condannarlo a morte, ingordo di denaro, andò dai sommi sacerdoti e promise loro
di tradirlo per trenta monete d'argento, il compenso fissato dalla legge per l'uccisione accidentale di uno schiavo (Es. 21,32).Durante l'ultima cena, Gesù fece più volte allusione al suo traditore, anzi lo designò apertamente (Mt 26,25), Dopo la cena, quando il Signore si ritirò a pregare al di là del torrente Cedron, il perfido Giuda giunse a capo di sgherri armati di spade e bastoni e, secondo il segnale loro dato,
glielo consegnò nelle mani baciandolo. Il rimorso però non tardò ad attanagliargli l'animo. L'apostolo, infedele alla sua missione, quando seppe che il sinedrio aveva condannato il suo Maestro, che lo aveva sempre trattato con bontà anche nell'ora buia del tradimento, riportò i trenta denari, che gli scottavano in mano, ai sommi sacerdoti e agli anziani, gemendo; "Ho peccato, tradendo sangue innocente!".
Ed egli, gettati i denari d'argento nel tempio, fuggì e, in preda alla disperazione alla quale non seppe reagire, andò ad impiccarsi (Mt 27,3-5).Gesù nell'ultima cena, dopo lo smascheramento di chi lo tradiva, aveva esclamato: "Guai a quell'uomo per opera del quale il Figlio dell'uomo è tradito: era meglio per lui che non fosse mai nato!" (Mt 26,24). Dopo l'Ascensione di Gesù al cielo, gli apostoli ritornarono a Gerusalemme, nel cenacolo.
Di comune accordo essi erano perseveranti nell'orazione con alcune donne, con Maria, la Madre di Gesù, e con i cugini di lui. Mentre attendevano "la promessa del Padre", cioè lo Spirito Santo, Pietro, alzatesi in mezzo ai fratelli (c'era una folla di circa 120 persone), prese a dire: "Era necessario che si adempisse la Scrittura che lo Spirito Santo, per bocca di David, aveva predetto nei riguardi di Giuda, il quale si fece guida a coloro che catturarono Gesù;
poiché egli era annoverato tra noi ed ebbe la sorte di partecipare a questo ministero. Costui, inoltre, con la mercede del suo delitto, acquistò un campo; caduto a capofitto, gli scoppiò il ventre e si sparsero tutte le sue viscere. Il fatto divenne noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, tanto che quel campo, nel loro idioma, fu chiamato Aceldama, cioè campo del sangue. Infatti nel libro dei Salmi sta scritto: "Divenga deserta la sua dimora, e non vi sia chi l'abiti!". E ancora:
"Prenda un altro il suo ufficio". E' dunque necessario che uno degli uomini che ci furono compagni per tutto il tempo che il Signore Gesù trascorse tra noi, a partire dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui fu assunto di mezzo a noi, divenga, insieme con noi, testimone della sua risurrezione" (Atti 1, 16-22).Ne presentarono due: Giuseppe, di cognome Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia.
Poi pregarono dicendo: "O Signore, tu che conosci i cuori di tutti, indicaci quale di questi due hai scelto per assumere l'ufficio di questo ministero e di questo apostolato, dal quale Giuda perfidamente si partì per andarsene al proprio luogo". Poi tirarono la sorte, e la sorte cadde su Mattia, e venne annoverato con gli undici apostoli.
Quando giunse il giorno della Pentecoste, stavano tutti insieme nello stesso luogo. A un tratto, ci fu dal ciclo un fragore, come di vento impetuoso, e pervase tutta la casa dove essi si trovavano. E videro delle lingue che sembravano come di fuoco, dividersi e posarsi sopra ciascuno di loro. Tutti furono ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo il modo in cui lo Spirito concedeva loro di esprimersi.
Ora in Gerusalemme dimoravano pii Giudei di ogni nazione che è sotto il cielo. Udito quel fragore, si radunò una gran folla che rimase sbalordita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua" (Atti c. 1).Allora Pietro, insieme con gli undici, si fece avanti, alzò la voce e spiegò che quell'evento era stato predetto dal profeta Gioele e che Gesù, risuscitato dai morti, era stato costituito da Dio "Signore e Messia".
Molti presenti, sentendosi il cuore compunto, chiesero a Pietro e agli altri apostoli: "Fratelli, che cosa dobbiamo fare?". E Pietro disse loro; "Convertitevi e ognuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo".Quelli dunque che accettarono la sua esortazione si fecero battezzare, e, in quel luogo, circa tremila persone si associarono alla Chiesa.
Ed erano sempre assidui alle istruzioni degli apostoli, alle riunioni comuni, allo spezzamento del pane e alle orazioni. Il timore si era impadronito di ogni anima, poiché per mezzo degli apostoli avvenivano molti segni e prodigi. E tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune. Anzi vendevano le proprietà e i beni, e ne distribuivano fra tutti il ricavato, in proporzione al bisogno di ciascuno.
E frequentavano insieme e assiduamente il tempio ogni giorno; spezzavano il pane di casa in casa; mangiavano insieme con giocondità e semplicità di cuore, lodando Iddio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore, poi, associava alla Chiesa quelli che di giorno in giorno venivano salvati. (Ivi, c. 2).La moltitudine dei credenti era di un sol cuore e di un'anima sola. Infatti tra loro non c'era alcun indigente,
poiché tutti i padroni di campi o di case, man mano che li vendevano, portavano il ricavato delle cose vendute e lo mettevano a disposizione degli apostoli: poi veniva distribuito a ciascuno secondo la necessità che uno ne aveva.E gli apostoli, frattanto, con grande energia rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e, verso tutti loro, c'era una gran simpatia. Sicché la moltitudine di uomini e donne credenti nel Signore andava aumentando sempre più. (Ivi, cc. 4 e 5).
Si mosse allora il sommo sacerdote con tutti i suoi seguaci. Al colmo della gelosia afferrarono gli apostoli e li misero nella prigione popolare. Un angelo li mette in libertà? Essi li fanno arrestare dal prefetto del tempio, dove stanno imperterriti a istruire il popolo, intimano loro, dopo averli fatti fustigare, di non parlare affatto nel nome di Gesù. Essi se ne vanno via dal sinedrio giulivi per essere stati ritenuti degni
di subire oltraggi a causa di quel nome. E ogni giorno, nel tempio e per le case, continuano a insegnare e ad annunziare senza posa la buona novella del Messia Gesù, (Ivi, cap. 5) fino a tanto che il martirio di S. Stefano prima, e l'imprigionamento di S. Pietro poi, li costringe provvidenzialmente a disperdersi per il mondo allora conosciuto per fare discepole del Martire del Golgota tutte le nazioni.Le notizie posteriori riguardanti S. Mattia sono contraddittorie. Tutte però concordano nel dirlo martire. Le sue reliquie, vere o presunte, sono venerate a Roma nella basilica di S. Maria Maggiore.
00:25 Scritto da: petroneluigi in Religione Cattolica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: padroni, campi, case, vendevano, portavano, ricavato, vendute, mettevano, disposizione, veniva, distribuito, necessità, energia rendevano, testimonianza, risurrezione, signore, gesù | OKNOtizie |
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13/05/2012
Pregare è dialogare con Dio
Pregare è dialogare con Dio
PREGHIERA
All'inizio di questo nuovo giorno, eccomi davanti a Te, Signore: Tu sei il mio Creatore e Padre, Tu sei il mio amico e salvatore, Tu sei la forza che mi dona la vita.
Io mi metto davanti a Te per lodarti e ringraziarti per la mia esistenza e per quella di ogni creatura.












































