15/05/2012

I Santi nostri intercessori

I Santi nostri intercessori

 

Via,voce,tempo,mietitura,grano,raccolto,aratura,pregava,ginocchio,angeli,lavoravano,posto,aratro,buoi,bracciante,uomo,fiducia,padrone,porta,casa,soldi,divide,poveri,moglie,vita,

15 Maggio 2012  Martedi

Sant' Isidoro l'agricoltore Laico

 

Nasce in una Spagna che per buona parte è in mano araba, e nell’infanzia sente raccontare le gesta di tre grandi condottieri. Ecco Alfonso VI il Bravo, re di Castiglia e di León, che ha conquistato tante città. E poi Yusuf ibn Tashufin, capo della dinastia musulmana degli Almorávidi, che ha sconfitto Alfonso nel 1081 e ha incorporato i domìni arabi di Spagna nel suo impero nordafricano.

 

Infine, c’è il condottiero dei condottieri, l’eroe nazionale Ruiz Díaz de Bivar detto il Cid, el que en buena çinxo espada (colui che in buon’ora cinse la spada).Isidoro non ha spada né cavallo. Orfano del padre fin da piccolo, va poi a lavorare la terra sotto padrone, nelle campagne intorno a Madrid. A causa della guerra, cerca rifugio e lavoro più verso nord, a Torrelaguna. E vi trova anche moglie: Maria Toribia, contadina come lui.

 

Isidoro è un credente schietto. Partecipa ogni giorno alla Messa mattutina, e durante la giornata lo si vede spesso appartato in preghiera. Questo gli tira addosso le accuse di altri salariati: ha poca voglia di lavorare, perde tempo, sfrutta le nostre fatiche. È già accaduto agli inizi, nelle campagne di Madrid; poi continua a Torrelaguna, e più tardi a Madrid ancora, quando lui vi ritorna alla fine dei combattimenti.

 

A queste accuse Isidoro non si ribella, ma neppure si piega. Il padrone è preoccupato, non si fida di lui? E allora sorvegli, controlli, verifichi i risultati del suo lavoro... E questo fa appunto il padrone, scoprendo che Isidoro ha sì perso tempo inginocchiandosi ogni tanto a pregare, ma che alla sera aveva mietuto la stessa quantità di grano degli altri. E così al tempo dell’aratura:

 

 tanta orazione pure lì, ma a fine giornata tutta la sua parte di terra era dissodata.

Juan de Vargas si chiama questo proprietario, che dapprima tiene d’occhio Isidoro con diffidenza; ma alla fine, toccata con mano la sua onestà, arriva a dire che quei risultati non si spiegano solo con la capacità di lavoro; ci sono anche degli interventi soprannaturali: avvengono miracoli, insomma, sulle sue terre.

 

E altri diffondono via via la voce: in tempo di mietitura, il grano raccolto da Isidoro veniva prodigiosamente moltiplicato. Durante l’aratura, mentre lui pregava in ginocchio, gli angeli lavoravano al posto suo con l’aratro e con i buoi. Così il bracciante malvisto diventa l’uomo di fiducia del padrone, porta a casa più soldi e li divide tra i poveri. Né lui né sua moglie cambiano vita:

 

è intorno a loro e grazie a loro che la povera gente incomincia a vivere un po’meglio. Nel tempo delle epiche gesta di tanti conquistatori, le imprese di Isidoro sono queste, fino alla morte. A volte certi suoi atti fanno pensare a Francesco d’Assisi. Per esempio, quando d’inverno si preoccupa per gli uccelli affamati: e per loro, andando al mulino con un sacco di grano, ne sparge i chicchi a grandi manciate sulla neve;

 

ma quando arriva al mulino, il sacco è di nuovo prodigiosamente pieno. Lavorare, pregare, donare: le sue gesta sono tutte qui, e dopo la morte lo rendono famoso come Alfonso il Bravo e come il Cid. Nel 1170 il suo corpo viene deposto nella chiesa madrilena di Sant’Andrea, e col tempo la sua fama si divulga in Spagna, nelle colonie spagnole d’America e in alcune regioni del Nord europa.

 

Nel 1622, Isidoro l’Agricoltore viene canonizzato da Gregorio XV (con Ignazio di Loyola e Francesco Saverio). Nel 1697 papa Innocenzo XII proclama beata sua moglie Maria Toribia. Le reliquie di sant’Isidoro si trovano ora nella cattedrale di Madrid.

 

 

 

 

14/05/2012

Pregare è dialogare con Dio

Pregare è dialogare con Dio

 

Inizio,giorno,affido,vita,giorno,cammini,secondo,volontà,mondo,intero,cari,amici, poveri,mondo,posa,loro,sguardo,

PREGHIERA                                                             

 

All'inizio di questo giorno affido a Te, la mia vita: custodiscimi lungo il giorno, affinché cammini secondo la Tua volontà.

 

Ti affido il mondo intero, i miei cari e i miei amici, tutti i poveri del mondo: posa su di loro il tuo sguardo.

08/05/2012

I Santi nostri intercessori

I Santi nostri intercessori

 

Madonna,Rosario,culto,antico,epoca,istituzione,secolo,devozione,recita,chiamato, diffusione,facilità,pregare,vangelo,poveri,leggere,meditare,misteri,cristiani,testo,

8 Maggio 2012  Martedi

Madonna del Rosario di Pompei

 

 

La Madonna del Rosario ha un culto molto antico, risale all’epoca dell’istituzione dei domenicani (XIII secolo), i quali ne furono i maggiori propagatori. La devozione della recita del rosario, chiamato anche salterio, ebbe larga diffusione per la facilità con cui si poteva pregare; fu chiamato il vangelo dei poveri, che in massima parte non sapevano leggere, perché faceva in modo di poter pregare e nello stesso tempo meditare i misteri cristiani senza la necessità di leggere su un testo.

 

I misteri contemplati nella recita del rosario sono quindici, cinque gaudiosi, cinque dolorosi, cinque gloriosi. A questi nel 2002 Papa Giovanni Paolo II ha aggiunto i cinque misteri della Luce, che fanno meditare su alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica di Gesù Cristo.Alla protezione della Vergine del S. Rosario, fu attribuita la vittoria della flotta cristiana sui turchi musulmani, avvenuta a Lepanto nel 1571.

 

A seguito di ciò il papa s. Pio V (1504-1572), istituì dal 1572 la festa del S. Rosario, alla prima domenica di ottobre, che poi dal 1913 è stata spostata al 7 ottobre.

Il culto per il s. Rosario ebbe un’ulteriore diffusione dopo le apparizioni di Lourdes del 1858, dove la Vergine raccomandò la pratica di questa devozione. La Madonna del Rosario, ebbe nei secoli una vasta gamma di raffigurazioni artistiche, quadri,

 

affreschi, statue, di solito seduta in trono con il Bambino in braccio, in atto di mostrare o dare la corona del rosario; la più conosciuta è quella in cui la corona viene data a s. Caterina da Siena e a s. Domenico di Guzman, inginocchiati ai lati del trono. Ed è uno di questi quadri che ha dato vita alla devozione tutta mariana di Pompei; a questo punto bisogna parlare dell’iniziatore di questo culto, il beato Bartolo Longo.

 

Il beato Bartolo Longo ebbe una svolta decisiva per la sua vita; divenne compagno inseparabile nelle opere caritatevoli, della contessa che era vedova, inoltre divenne istitutore dei suoi figli e amministratore dei beni. La loro convivenza diede adito a parecchi pettegolezzi, pur avendo il beneplacito dell’arcivescovo di Napoli cardinale Sanfelice; alla fine decisero di sposarsi nell’aprile 1885, con il proposito però di vivere come buoni amici, in amore fraterno, come avevano fatto fino allora.

 

La contessa De Fusco era proprietaria di terreni ed abitazioni nel territorio di Pompei e Bartolo Longo come amministratore si recava spesso nella Valle; vedendo l’ignoranza religiosa in cui vivevano i contadini sparsi nelle campagne, prese ad insegnare loro il catechismo, a pregare e specialmente a recitare il rosario. Una pia suora Maria Concetta de Litala, gli donò una vecchia tela raffigurante la Madonna del Rosario, molto rovinata; restauratala alla meglio,

 

Bartolo Longo decise di portarla nella Valle di Pompei e lui stesso racconta, che nel tratto finale, poggiò il quadro per trasportarlo, su un carro, che faceva la spola dalla periferia della città alla campagna, trasportando letame, che allora veniva usato come concime nei campi. Il 13 febbraio 1876, il quadro venne esposto nella piccola chiesetta parrocchiale,

 

da quel giorno la Madonna elargì con abbondanza grazie e miracoli; la folla di pellegrini e devoti aumentò a tal punto che si rendeva necessario costruire una chiesa più grande. Bartolo Longo su consiglio anche del vescovo di Nola, Formisano che era l’Ordinario del luogo, iniziò il 9 maggio 1876 la costruzione del tempio che terminò nel 1887. Il quadro della Madonna, dopo essere stato opportunamente restaurato,

 

venne sistemato su un trono splendido; l’immagine poi verrà anche incoronata con un diadema d’oro, ornato da più di 700 pietre preziose, benedetto da papa Leone XIII. La costruzione venne finanziata da innumerevoli offerte di denaro, proveniente dalle tante Associazioni del Rosario, sparse in tutta Italia, in breve divenne centro di grande spiritualità come lo è tuttora, fu elevata al grado di Santuario, centro del

 

sacramento della confessione di milioni di fedeli, che si accostano alla Santa Comunione tutto l’anno. Il beato Bartolo Longo istituì per le opere sociali, un orfanotrofio femminile, affidandone la cura alle suore Domenicane Figlie del Rosario di Pompei, da lui fondate; ancora fondò l’Istituto dei Figli dei Carcerati in controtendenza alle teorie di Lombroso, secondo cui i figli dei criminali

 

sono per istinto destinati a delinquere; chiamò a dirigerli i Fratelli delle Scuole Cristiane. Fondò nel 1884 il periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei” che ancora oggi si stampa in centinaia di migliaia di copie, diffuse in tutto il mondo; la stampa era affidata alla tipografia da lui fondata per dare un’avvenire ai suoi orfanelli; altre opere annesse sono asili, scuole, ospizi per anziani, ospedale, laboratori, casa del pellegrino.

 

Il santuario fu ampliato nel 1933-39, con la costruzione di un massiccio campanile alto 80 metri, un poco isolato dal tempio, Nel 1893 Bartolo Longo offrì a papa Leone XIII la proprietà del santuario con tutte le opere pompeiane, qualche anno più tardi rinunziò anche all’amministrazione che il papa gli aveva lasciato; l’interno è a croce latina, tutta lavorata in marmo, ori, mosaici dorati, quadri ottocenteschi, con immensa cripta, il trono circondato da colonne, sulla crociera vi è l’enorme cupola di 57 metri tutta affrescata.

 

Il fondatore, morì il 5 ottobre del 1926 e come da suo desiderio fu sepolto nella cripta, in cui riposa anche la contessa De Fusco. Aveva trovato una zona paludosa e malsana, a causa dello straripamento del vicino fiume Sarno, abbandonata praticamente dal 1659. Alla sua morte lasciò una città ripopolata, salubre, tutta ruotante attorno al Santuario e alle sue numerose opere,

 

 a cui poi si affiancò il turismo per i ritrovati scavi della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio. È sua l’iniziativa della supplica, da lui compilata, alla Madonna del Rosario di Pompei che si recita solennemente e con gran concorso di fedeli, l’8 maggio e la prima domenica di ottobre. Bartolo Longo è stato beatificato il 26 ottobre 1980 da papa Giovanni Paolo II. Il santuario è basilica pontificia e come Loreto è sede di un vescovo (prelatura) con giurisdizione su Pompei.

 

 

 

 

29/04/2012

Un apostolato dedicato ai giovani,ma anche un apostolato attraverso la stampa.

Un apostolato dedicato ai giovani,ma anche un apostolato attraverso la stampa.

Attendiamo,carità,potranno,dire,vita,Dirigere,sollecitudini,fanciulli,poveri,pericolanti,società,agiatezza,notare,voto,povertà,cercare,desiderare,agiatezze,consacrati,Signore,

San Giovanni Bosco                                              

 

  AGIATEZZA

 

Contentiamoci di poco, lasciamo il bello ed il comodo, e saremo più ben visti ed aiutati dalla Divina Provvidenza .L’abbondanza dei beni temporali fu sempre la causa delle perdite di intere comunità.Chi vive nell’abbondanza si dimentica facilmente del Signore.Quando cominceranno tra noi le comodità e le agiatezze la nostra Pia Società ha compiuto il suo corso.

 

 Io vedo una tendenza così accentuata all’agiatezza che mi spaventa,quelli che cercano le proprie comodità, gli agi...non cercano il bene della Congregazione. Allontana questo flagello e vedrai prosperare la Congregazione. Per il nostro corpo non cercare agiatezze. È difficile trovare leviti nelle agiatezze; perciò si cerchino con massima sollecitudine tra la zappa e tra il martello.

 

 Invitato a servirsi di carrozza rispondeva che i poveri non vanno in carrozza. Dal momento che comincerà ad apparire agiatezza nella persona, nelle camere, nelle cose, comincia nel tempo stesso la decadenza della nostra Congregazione.Vegliate e fate che né l’amor del mondo, né l’affetto ai parenti, né il desiderio di una vita più agiata vi muovano al grande sproposito di profanare i sacri voti e così tradire la professione religiosa con cui ci siamo consacrati al Signore.

 

Guai a noi se coloro dai quali attendiamo carità potranno dire che teniamo vita più agiata della vita loro. Dirigere le nostre sollecitudini ai fanciulli più poveri, più pericolanti della società: questa è per noi la vera agiatezza che nessuno verrà a rapirci. (Don Berto). Si faccia notare a tutti che abbiamo fatto voto di povertà, perciò non dobbiamo cercare, nemmeno desiderare agiatezze in cosa alcuna.

 

 

18/04/2012

I Santi nostri intercessori

I Santi nostri intercessori

 

 

Servire,poveri,Strappa,patrimonio,fauci,rapinatori,Restaura,cattedrale,aiutato,donne, popolo,donano,pochi,gioielli,salvati,saccheggi,insegnare,preghiere,pretendere,canto,degno,Dio,Predica,18  Aprile 2012  Mercoledi

San Galdino Vescovo

 

Galdino, è strettamente legato alle lotte di Milano, e di altre città lombarde, contro Federico I Barbarossa.Figlio di piccoli nobili, Galdino è nato a Milano, avviandosi poi alla vita ecclesiastica. Nel 1160 è arcidiacono della cattedrale, e lo troviamo con l’arcivescovo Oberto al campo dei milanesi. Nel 1162

 

assiste alla distruzione della città ordinata dall’imperatore. Lui e l’arcivescovo sono schierati con Alessandro III, eletto papa nel 1159 da una parte dei cardinali, mentre altri eleggevano il filo-tedesco Ottaviano de’ Monticelli col nome di Vittore VI. Scisma nella Chiesa, dunque: papa e antipapa. In Milano,

 

Oberto proclama la scomunica di Federico come responsabile dello scisma. Nel 1165 Galdino viene nominato cardinale. Ora deve seguire il papa nei suoi spostamenti; e nel marzo 1166 si trova appunto con Oberto in Benevento, a fianco di Alessandro III.Ma durante il soggiorno Oberto muore, e il papa nomina Galdino suo successore.

 

Lui deve raggiungere la Lombardia clandestinamente, travestito da pellegrino, e in città lo accolgono le rovine. Nel 1167, infine, dopo cinque anni terribili, incomincia la ricostruzione, e uno dei protagonisti è lui. Riorganizza la Chiesa in Lombardia, confermandola nella fedeltà ad Alessandro III, e pianifica il soccorso ai poveri che si sono moltiplicati:

 

quelli di prima, e quelli di miseria recente, i carcerati per debiti, quelli che non osano chiedere. Rimesse in piedi le strutture fondamentali per miserie vecchie e nuove, dice agli amministratori (anzi, fa incidere sulla pietra): "Voi siete qui solo per servire i poveri". "Strappa il patrimonio della Chiesa dalle fauci dei rapinatori", dice una sua biografia.

 

Restaura la cattedrale, aiutato da donne milanesi che donano i pochi gioielli salvati dai saccheggi del Barbarossa. E ricomincia da capo a insegnare le preghiere, a pretendere il canto degno di Dio e del suo popolo. Predica instancabilmente. Anzi, muore sul pulpito della chiesa di Santa Tecla, dopo un sermone.

 

E in questo stesso anno la Lega Lombarda vince la battaglia di Legnano. (Per questo, ancora nel 1847, il nome di Galdino risulta sospetto al Governo austro-ungarico). Lo stesso Alessandro III lo proclama santo. E nel XIX secolo il Manzoni darà il suo nome al loquace frate cercante dei Promessi sposi. Fra Galdino: anche in memoria, pensiamo, del pane per i poveri, che per molto tempo in Milano si chiamò appunto “pane di san Galdino”.

08/04/2012

PASQUA DI RISURREZIONE DI NOSTRO SIGNORE GESU'

PASQUA DI RISURREZIONE DI NOSTRO SIGNORE GESU'

vorrei,donare ,Signore,Andrò,giro,strade,fermerò,soprattutto,bambini,giocare ,periferia,lascerò, fiore,finestra,poveri,saluterò,incontrerò,via,suonerò,mani,campane ,torre,fratelli,dirò,casa,Pace,

Per il mattino di Pasqua

 

 Io vorrei donare una cosa al Signore,ma non so che cosa.Andrò in giro per le strade e mi fermerò soprattutto coi bambini a giocare in periferia,e poi lascerò un fiore ad ogni finestra dei poveri e saluterò chiunque incontrerò per via.E poi suonerò con le mie mani le campane sulla torre.

 

Andrò nel bosco questa notte e abbraccerò gli alberi e starò in ascolto dell’usignolo, quell’usignolo che canta sempre solo da mezzanotte all’alba.E poi andrò a lavarmi nel fiume e all’alba passerò sulle porte

di tutti i miei fratelli e dirò a ogni casa: “Pace!”.

 

padre David Maria Turoldo

02/04/2012

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

 

discepoli,tradirlo,olio,profumato,venduto,poveri, ladro,teneva,cassa, prendeva,mettevano,dentro,

LA PAROLA DI OGGI     

2  Aprile 2012  Lunedi della S.s Anno B   II Sett.

Vangelo  Gv (12, 1-11)

 

[1] Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. [2] E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. [3] Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento.

 

[4] Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: [5] "Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?". [6] Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.

 

[7] Gesù allora disse: "Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.[8] I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me". [9] Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.

 

[10] I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, [11] perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

 

 

 

 

 

01/04/2012

Peccatrice

Peccatrice

tenebra,brilla,raggio,luce,opera,unzione,anticipata,donna,nome,esprime,stima,amore,generosa,chiara,elemosina,opera ,poveri,dirigere,vivi,morti,vede,vedere,Gesù,vittima,incomprensione,odio,merita,

L´unzione a Betania.                                   

In Gerusalemme c´é tenebra, a Betania brilla un raggio di luce: l´‘opera buona’, l´‘unzione anticipata’ della donna senza nome esprime la stima e l´amore generoso.Tra i giudei si faceva una chiara distinzione tra elemosina e opera buona. L´elemosina si dà solo ai poveri,  l´opera buona si

 

può dirigere a tutti, tanto vivi che morti.La donna di Betania vede quello che gli altri non sono capaci di vedere: che Gesù, sebbene sia vittima di incomprensione e di odio, merita amore. Questo gesto sarà ‘vangelo’, buona notizia annunciata per tutto il mondo.

 

 

21/03/2012

L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo.

L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo.

 

Parole,verità,potenza,Dio,giustizia,destra,sinistra,gloria,disonore,cattiva,fama,ritenuti,  impostori,sconosciuti,moribondi,puniti,morte,afflitti,lieti,poveri,ricchi,gente,possediamo,

Epistola II ai Corinzi

 

S.Paolo   

 

Ministro della riconciliazione

 

E poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio.Egli dice infatti:Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso.

 

Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga biasimato il nostro ministero; ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con

 

molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce,  nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni;  con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero; con

 

parole di verità, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama. Siamo ritenuti impostori, eppure siamo veritieri; sconosciuti, eppure siamo notissimi;

 

moribondi, ed ecco viviamo; puniti, ma non messi a morte; afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!

 

 

12/03/2012

I Santi nostri intercessori

I Santi nostri intercessori

 

ragazzi,sacerdoti,chierici,primo,nucleo,futura,congregazione,forze,attività,visite, poveri,ammalati,lotta,stampa,predicazioni,ragazzi,precipitò,soccorrere,popolazioni,

12  Marzo 2012  Lunedì

San Luigi Orione Sacerdote e fondatore

 

Il beato Luigi Giovanni Orione, nacque a Pontecurone nella diocesi di Tortona, il 23 giugno 1872 da onesti e semplici genitori, in particolare la madre fu una saggia educatrice e gli fu di valido aiuto nelle sue future attività con i ragazzi. Lavorò nei campi nella sua fanciullezza, frequentando

 

un po’ di scuola e dedito alle pratiche religiose. A 13 anni entrò fra i Frati Minori di Voghera, purtroppo a causa di una grave polmonite, dovette ritornarsene in famiglia. Ristabilitasi, aiutò il padre nella selciatura delle strade, esperienza che gli risulterà molto utile per comprendere le

 

sofferenze e la mentalità degli operai. Nel 1886 entrò nell’oratorio di Torino diretto da s. Giovanni Bosco, ove rimarrà per tre anni, l’insegnamento ricevuto e l’esperienza vissuta con il santo innovatore, non si cancellò più dal suo animo, costituendo una direttiva essenziale per le

 

sue future attività in campo giovanile. Inaspettatamente lasciò i salesiani e nel 1889 entrò nel seminario di Tortona per studiare filosofia per due anni, al termine del corso, proseguì gli studi teologici, alloggiando in una stanzetta sopra il duomo, nel quale prestava servizio per le Messe; riceveva

 

anche un piccolo compenso per le sue necessità. Nel duomo ebbe l’opportunità di avvicinare i ragazzi a cui impartiva lezioni di catechismo, ma la sua angusta stanzetta non bastava, per cui il vescovo, conscio dell’importanza dell’iniziativa, gli concesse l’uso del giardino del vescovado.

 

Il 3 luglio 1892, il giovane chierico Luigi Orione, inaugurò il primo oratorio intitolato a s. Luigi; l’anno successivo riuscì ad aprire un collegio detto di s. Bernardino, subito frequentato da un centinaio di ragazzi. Il 13 aprile 1895, venne ordinato sacerdote, celebrando la prima Messa fra

 

i suoi ragazzi, che nel frattempo si erano trasferiti nell’ex convento di S. Chiara. Attorno a lui si riunirono altri sacerdoti e chierici, formando il primo nucleo della futura congregazione; si impegnò con tutte le sue forze in molteplici attività: visite ai poveri ed ammalati, lotta contro la

 

Massoneria, diffusione della buona stampa, frequenti predicazioni, cura dei ragazzi. Si precipitò a soccorrere le popolazioni colpite dal terremoto del 1908 a Messina e Reggio Calabria, inviando nelle sue Case molti orfani, divenne il centro degli aiuti sia civili che pontifici. Papa Pio X gli

 

diede l’incarico, che durò tre anni, di vicario generale della diocesi di Messina. Stessa operosità dimostrò negli aiuti ai terremotati della Marsica nel 1915, accogliendo altri orfani, a cui diede come a tutti, il vivere, l’istruzione, il lavoro. Se s. Giovanni Bosco fu l’esempio per l’educazione

 

dei ragazzi, s. Giuseppe Benedetto Cottolengo fu l’esempio per le opere di carità; girò varie volte l’Italia per raccogliere vocazioni e aiuti materiali per la sue molteplici Opere. Per curare tante attività, fondò la Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza e le Piccole Missionarie

 

della Carità; dal lato spirituale e contemplativo, fondò gli Eremiti della Divina Provvidenza e le Suore Sacramentine, a queste due Istituzioni ammise anche i non vedenti. Ancora lo spirito missionario lo spinse a mandare i suoi figli e suore nell’America Latina e in Palestina sin dal

 

1914; ben due volte per sostenere le sue opere, si recò egli stesso nel 1921 e nel 1934 a Buenos Aires, dove restò per tre anni organizzando scuole, colonie agricole, parrocchie, orfanotrofi, case di carità dette “Piccolo Cottolengo”. Sempre in movimento conduceva una vita penitente e

 

 poverissima, sebbene cagionevole di salute, organizzò missioni popolari, presepi viventi, processioni e pellegrinaggi, con l’intento che la fede deve permeare tutte le fasi della vita. Gli ultimi tre anni della sua vita li trascorse sempre a Tortona, facendo visita settimanale al ‘Piccolo Cottolengo’ di

 

Milano ed a quello di Genova; cedendo alle pressioni dei medici e dei confratelli, si concesse qualche giorno di riposo a Sanremo nella villa di S. Clotilde, dove morì dopo pochi giorni, il 12 marzo 1940. I funerali furono solennissimi  e ricevé l’omaggio di tutte le città del Nord Italia da dove

 

passò il corteo funebre; venne tumulato nella cripta del Santuario della Madonna della Guardia di Tortona, da lui fatto edificare. Venticinque anni dopo nel 1965, fu fatta la ricognizione della salma che fu trovata completamente intatta e di nuovo tumulata. In queste brevi note

 

biografiche, non si riesce a descrivere l’importanza che l’Opera sociale e spirituale di don Orione, come da sempre è chiamato così, ha avuto nel contesto umano, prima con le conseguenze di disastri naturali e poi con i disastri provocati dalla follia umana delle due Guerre Mondiali.

 

Personaggi di ogni ceto sociale e culturale lo conobbero e contattarono, dai papi s. Pio X e Benedetto XV al maestro Lorenzo Perosi, dalle autorità politiche nazionali e locali, ai santi del suo tempo. Il fondatore della ‘Piccola Opera della Divina Provvidenza’ è stato beatificato il 26 ottobre

 

1980 da papa Giovanni Paolo II, in un tripudio di tanti suoi figli ed assistiti provenienti da tanta Nazioni. E' stato proclamato santo da Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004, data di culto in cui lo ricorda ogni anno la Congregazione da lui fondata.

 

 

 

 

Tutti gli articoli