01/04/2012

La pietra

La pietra

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Sepoltura di Gesù.                                                              

     Confermata la morte, Giuseppe di Arimatea chiede il corpo del giustiziato. Il governatore,dopo le corrispondenti indagini, lo consegna.L´influenza del membro importante del Consiglio di Anziani salva il cadavere dalla fossa comune.

 

La pietra chiude la speranza di Giuseppe di Arimatea: egli crede che ha fatto tutto quello che poteva  e doveva fare.Le donne, tuttavia, si mantengono in attesa. Per adesso si accontentano con osservare, ma non sono disposte a dare per finita la faccenda.

 

 

 

21/03/2012

I Santi nostri intercessori

I Santi nostri intercessori

 

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21  Marzo 2012  Mercoledi

San Lupicino Abate

 

Lupicino dopo la morte della sua sposa si ritirò presso il fratello, Romano, che viveva in solitudine. Insieme, fondarono due monasteri: Condat, chiamato più tardi Saint-Oyend (S. Eugendus) e quindi Saint-Claude, e Lauconne, chiamato in seguito S. Lupicino.

 

I due fratelli dirigevano contemporaneamente le comunità, ma Lupicino più austero per se stesso, si dimostrò assai più rigido di Romano nel mantenere la disciplina ed osservare la regola e più severo anche nel reclutamento. Alla morte di Romano, Lupicino assunse il governo dei due monasteri.

 

Fu protettore delle popolazioni circostanti e, in particolar modo, assunse le difese del conte Agrippino contro il re burgundo. Mori nel 480.La biografia di Lupicino,fu redatta da un monaco di Condat poco dopo la morte dì quest'ultimo , di cui aveva raccolte le informazioni.

 

Le reliquie di Lupicino furono traslate un 3 lugl. pochi anni dopo la sua morte; una ricognizione effettuata nel 1689 rivelò che il corpo si era conservato intatto. Fino alla Rivoluzione francese, il .6 giug. di ogni anno

 

le reliquie erano solennemente trasportate da S. Lupicino fino alla chiesa del capitolo di Saint-Claude.Usuardo ha posto la festa di Lupicino al 21 marzo, data conservata dal Martirologio Romano. Lupicino, Romano e Oyend sono chiamati santi benedettini, perché i loro monasteri, per quanto

 

anteriori a s. Benedetto, hanno successivamente adottata la Regola benedettina. Il Wion, per aggirare la difficoltà, pone Lupicino un secolo più tardi. Oggi Lupicino e Romano sono festeggiati insieme, nelle diocesi di Besancon e di Belley, al 28 febbraio.

 

16/03/2012

Il Santo che imitando Gesù si spogliò di tutto per fare del bene ovunque

Il Santo che imitando Gesù si spogliò di tutto per fare del bene ovunque

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S.Francesco d'Assisi      

DELL'AMORE VERSO I NEMICI.

 

Dobbiamo avere in odio i nostri corpi con i vizi e i peccati, poiché il Signore dice nel Vangelo: Tutte le cose cattive, i vizi e i peccati escono dal cuore.Dobbiamo amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che ci odiano.

 

Dobbiamo osservare i precetti e i consigli del Signore nostro Gesù Cristo. Dobbiamo anche rinnegare noi stessi e porre i nostri corpi sotto il giogo del servizio e della santa obbedienza, così come ciascuno ha promesso al Signore.

 

 

22/02/2012

I Santi nostri intercessori

I Santi nostri intercessori

 

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22  Febbraio 2012 Mercoledi

 

Mercoledì delle Ceneri

 

Con l'espressione Mercoledì delle Ceneri si intende il mercoledi precedente la prima domenica di Quaresima che nelle chiese cattoliche di rito romano e in alcune comunità riformate, coincide con l'inizio stesso della Quaresima, ossia il primo giorno del periodo liturgico

 

"forte" a carattere battesimale e penitenziale in preparazione della Pasqua cristiana. In tale giornata, pertanto, tutti i cattolici dei vari riti latini sono tenuti a far penitenza e ad osservare il digiuno e l'astinenza dalle carni.La parola "ceneri" richiama in modo specifico la funzione liturgica

 

che caratterizza il primo giorno di Quaresima, durante la quale il celebrante sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte dei fedeli per ricordare loro la caducità della vita terrena e per spronarli all'impegno penitenziale della Quaresima. Per questo il rito

 

dell'imposizione delle ceneri prevede anche la pronuncia di una formula di ammonimento, scelta fra due possibilità: «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai» oppure «Convertiti e credi al Vangelo».

 

L'origine del Mercoledì delle ceneri è da ricercare nell'antica prassi penitenziale. Originariamente il sacramento della penitenza non era celebrato secondo le modalità attuali. Il liturgista Pelagio Visentin sottolinea che l'evoluzione della disciplina penitenziale è triplice: "da una

 

celebrazione pubblica ad una celebrazione privata; da una riconciliazione con la Chiesa, concessa una sola volta, ad una celebrazione frequente del sacramento, intesa come aiuto-rimedio nella vita del penitente; da una espiazione, previa all'assoluzione, prolungata e rigorosa, ad una soddisfazione, successiva all'assoluzione".

 

La celebrazione delle ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del giovedì santo. Nel tempo il gesto dell'imposizione delle ceneri

 

 si estende a tutti i fedeli e la riforma liturgica ha ritenuto opportuno conservare l'importanza di questo segno.La teologia biblica rivela un duplice significato dell'uso delle ceneri.Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell'uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice:

 

 "Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere..." (Gen 18,27). Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: "Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere" (Gb 30,19). In tanti altri

 

passi biblici può essere riscontrata questa dimensione precaria dell'uomo simboleggiata dalla cenere (Sap 2,3; Sir 10,9; Sir 17,27).Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore.

 

Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona: "I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono,

 

si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere" (Gio 3,5-9). Anche Giuditta  invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: "Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore" (Gdt 4,11).

 

Il gesto di versare le ceneri,esprime meglio l'aspetto positivo della quaresima che con questa celebrazione ha il suo inizio. Lo stesso liturgista propone una soluzione rituale molto significativa: "Se la cosa non risultasse troppo lunga, si potrebbe unire insieme l'antica e la nuova

 

formula che, congiuntamente, esprimerebbero certo al meglio il significato della celebrazione: "Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai; dunque convertiti e credi al Vangelo".Il rito dell'imposizione delle ceneri, pur celebrato dopo l'omelia, sostituisce l'atto penitenziale della messa; inoltre

 

può essere compiuto anche senza la messa attraverso questo schema celebrativo: canto di ingresso, colletta, letture proprie, omelia, imposizione delle ceneri, preghiera dei fedeli, benedizione solenne del tempo di quaresima, congedo.

 

Le ceneri possono essere imposte in tutte le celebrazioni eucaristiche del mercoledì ma sarà opportuno indicare una celebrazione comunitaria "privilegiata" nella quale sia posta ancor più in evidenza la dimensione ecclesiale del cammino di conversione che si sta iniziando.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

15/02/2012

Il Santo che imitando Gesù si spogliò di tutto per fare del bene ovunque

Il Santo che imitando Gesù si spogliò di tutto per fare del bene ovunque

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S.Francesco d'Assisi      

Coloro che non vogliono gustare quanto sia soave il Signore e preferiscono le tenebre alla luce, rifiutando di osservare i comandamenti di Dio, sono maledetti; di essi dice il profeta: " Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi

 

comandamenti". Invece, quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno così come dice il Signore stesso nel Vangelo: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima, e il prossimo tuo come te stesso".

 

 

07/02/2012

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

 

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LA PAROLA DI OGGI     

7 Febbraio 2012 Martedi V T.O. Anno B    I Sett.

Vangelo Mc (7,1-13)

 

[1] Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme.

[2] Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate [3] i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi,

 

[4] e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame [5] quei farisei e scribi lo interrogarono: "Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?".

 

[6] Ed egli rispose loro: "Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. [7] Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. [8] Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini".

 

[9] E aggiungeva: "Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. [10] Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. [11] Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre:

 

è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, [12] non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, [13] annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte".

 

 

 

 

 

16/11/2011

METODO DÌ LETTURA DEL VANGELO

METODO DÌ LETTURA DEL VANGELO

Maestro, Spirito Santo, osservare, interpretare, applicare, lodare, brano,fatti, gesta, parole, discorsi , silenzio,riflessione,esperienza,Lectio Divina.

Sappiamo che il maestro interiore è lo Spirito Santo, il quale guida ciascuno di noi mentre si accosta ai testi sacri, ma sappiamo pure che la Parola di Dio deve essere rispettata nella sua oggettività . A questo scopo si utilizza il metodo della Lectio Divina.

Essa  prevede quattro momenti: osservare, interpretare, applicare e lodare. Osservare: vuol dire interrogare il testo cercando i personaggi che compaiono nel brano, i fatti e le gesta, le parole e i discorsi riportati.

Con l’aiuto dell’animatore si colloca il testo nel suo conteso, lo si delimita nello spazio e nel tempo e si scopre il genere letterario usato dallo scrittore. Interpretare: tutto il lavoro di osservazione è fatto in funzione di una corretta interpretazione del pensiero dell’autore;

 interpretare vuol dire cioè capire qual è il messaggio o i messaggi del brano , che cosa quel testo mi dice riguardo a Dio e riguardo agli uomini.Applicare: siamo ormai alla parte soggettiva ;

 Dio non parla indistintamente a tutti, ma a ciascuno in particolare, allora mi devo chiedere che cosa quella pagina dice a me, come mi interpella, mi tocca, mi nutre, mi consola. Dopo qualche minuto di silenzio, inizia la riflessione,l’esperienza.

Lodare: è il punto di arrivo della lectio.Questo momento viene dedicata alla preghiera sentita come lode o come ringraziamento e può essere espressione spontanea del singolo o del gruppo.