16/05/2012
I Santi nostri intercessori
I Santi nostri intercessori
16 Maggio 2012 Mercoledi
Sant' Ubaldo di Gubbio Vescovo
Davvero non gli piacciono, questi canonici della cattedrale di San Mariano, in Gubbio: preghiera poca, penitenza meno ancora. Lo ospitano mentre pensa al sacerdozio, ma lì tira un’aria che può guastargli la vocazione. Così Ubaldo ritorna alla collegiata di San Secondo, dov’è stato già da ragazzo per i primi studi. (Nato in una famiglia di origine tedesca, ha perduto i genitori da bambino, e uno zio si è preso cura di lui).
Per un breve periodo ha studiato a Fano, e poi è tornato stabilmente a Gubbio, che all’epoca è una città-stato tra le più potenti dell’Umbria.Nella collegiata di San Secondolo scopre Giovanni da Lodi, già monaco per quarant’anni a Fonte Avellana (Marche), poi vescovo di Gubbio per un anno solo, l’ultimo della sua vita. Prende Ubaldo come collaboratore e lo rimanda proprio a San Mariano, perché metta in riga
quei canonici bontemponi, anche se non è ancora prete. E lui ci riesce, col tempo e per gradi. Quei canonici, li raddrizza con le sue doti di persuasore e con la forza dell’esempio, al punto che sono poi loro a rieleggerlo priore per un decennio (e intanto è stato ordinato sacerdote). Intorno al 1125, però, un incendio distrugge molte case di Gubbio e la stessa cattedrale, sicché i canonici devono disperdersi presso altre chiese.
Non c’è più comunità: scoraggiato, Ubaldo pensa di farsi eremita, ma poi torna in città, lavora a ricostruire.Un anno dopo gli arriva la sorpresa: a Perugia è morto il vescovo, e al suo posto i perugini vogliono mettere lui. Reagisce fuggendo, arriva a Roma e supplica papa Onorio II di lasciarlo semplice prete. Per quella volta il Pontefice lo accontenta. Ma quando a Gubbio muore il vescovo, non sente più ragioni
e nomina lui a succedergli. Ora, altro che i canonici di SanMariano: le aspre divisioni tra le famiglie importanti accompagnano (e peggiorano) gli scontri nel clero, gli atti di indisciplina. Si arriva anche alle offese personali, fisiche, contro il vescovo. Lui risponde con la fiduciosa inalterabilità: mai impaurito, mai infuriato. E quando nelle liti cittadine si pone mano alle armi, è pronto a mettere in gioco persino la vita per fermarle.
Nel 1154 Gubbio è attaccata da una coalizione di città umbre capeggiate da Perugia, ne esce vittoriosa, e se ne dà merito alle preghiere del vescovo. Nel 1155 l’esercito di Federico Barbarossa dà fuoco a Spoleto e poi assedia Gubbio: Ubaldo corre dall’imperatore, si parlano, e l’assedio viene sciolto, la città è salva. In tutte queste crisi, Ubaldo chiama i cittadini alla preghiera, li fa sentire una cosa sola, li rassicura, evita il panico.
Una strategia della fiducia che fa di lui una sorta di baluardo per la città. E in morte gli si attribuiscono profezie, miracoli, lo si proclama patrono, e già nel 1192 il papa Celestino III lo canonizza. Il corpo, dapprima sepolto in cattedrale, nel 1194 viene trasferito in una chiesa sul monte Ingino.
Ogni anno Gubbio festeggia Ubaldo con solenni riti religiosi e con una manifestazione all’aperto che unisce fede, gioia e fantasia: la notissima “corsa dei ceri”, che sono tre “macchine” di legno con i loro portatori in costume, trascorrenti nelle vie cittadine a passo di corsa, per salire poi sul monte Ingino, il luogo che custodisce i resti del patrono.
00:25 Scritto da: petroneluigi in I Santi del Giorno | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: prete, riesce, tempo, gradi, doti, forza, esempio, ordinato, sacerdote, incendio, distrugge, case, cattedrale, chiese, comunità, eremita, città, lavora, ricostruire, sorpresa, fuggendo | OKNOtizie |
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28/04/2012
I Santi nostri intercessori
I Santi nostri intercessori
28 Aprile 2012 Sabato
San Pietro Celestino V, eremita, papa, mistico
Pietro di Angelerio nacque ad Isernia attorno al 1209-1210, undicesimo di una famiglia di dodici figli. La prima tappa della sua avventura cristiana coincise con l'ingresso nella Badia di S. Maria di Faifoli, dove venne istruito secondo la regola benedettina. Pietro di Angelerio cominciò la sua vita di anacoreta benedettino sulle falde del Monte Porrara, dove ore sorge l'eremo di Madonna dell'Altare.
La vita aspra condotta su questo monte incarnò l'esigenza religiosa di un cristianesimo, che voleva essere ritorno alla purezza apostolica delle origini.
Una volta "forgiatosi" sul Monte Porrara e ordinato sacerdote, Pietro di Angelerio iniziò una grande opera di riconquista alla Chiesa delle genti delle aree montane.
La Maiella venne utilizzata come palestra di vita per le anime semplici dei suoi seguaci, divenuti in breve tempo un piccolo esercito, che conquistò il sud della penisola italiana percorrendo gli assi viari delle zone agro-pastorali. Nel lungo viaggio per ottenere il riconoscimento del suo Ordine,
i Fratelli dello Spirito Santo, da papa Gregorio X (Concilio di Lione, 1275), Pietro di Angelerio, ormai noto come Pietro del Morrone, diventò il personaggio più in vista del momento, per le sue virtù taumaturgiche e per l'ideazione dei primi rudimentali servizi di solidarietà sociale: ospizi, mense per i poveri, accoglienza e soccorso ai viandanti. L'Ordine dei Fratelli dello Spirito Santo, la cui casa madre era a Sulmona,
si diffuse in Italia ed in Europa: Abruzzo, Lazio, Campania, Puglie, Belgio, Inghilterra. Anche i laici furono coinvolti nel movimento di Pietro del Morrone. Il connubio tra l'organizzazione monastica e le genti si configurò come una società in cui l'individuo riacquista fiducia in se stesso e negli altri e si sente sicuro di bene operare e sperare. Le "Fraterne", come quelle istituite ad Isernia, realizzarono rapporti tra gli individui basati su onestà, lealtà. solidarietà cristiana, azioni concrete nel campo dell'assistenza ai più deboli.
Dopo un conclave durato tre anni, nel quale le correnti cardinalizie si scontrarono tra loro non riuscendo a dare il nuovo Papa alla Chiesa, per intervento del card. Latino Malabranca il collegio cardinalizio si risolse ad eleggere papa Pietro del Morrone, umile eremita assai noto non solo per le sue qualità taumaturgiche, ma anche per il favore in lui riposto dagli spiriti riformatori, che ritenevano la Chiesa troppo mondanizzata e temporalistica.
Pietro del Morrone, che assunse il nome di Celestino V, fu incoronato all'Aquila nell'Abbazia di S. Maria di Collemaggio il 29 agosto 1294. La Perdonanza fu il primo, inaspettato atto del nuovo Pontefice, emanato nella città dell'Aquila il 29 settembre 1294, un mese dopo l'incoronazione papale. Celestino V volle "assolti da ogni pena e da ogni colpa tutti coloro che, veramente pentiti e confessati, avrebbero visitato la Chiesa di S. Maria di Collemaggio nell'annuale ricorrenza della Decollazione di S. Giovanni Battista, dal vespro del 28 al vespro del 29 agosto".
Non si trattò solo della remissione dei peccati e della pena temporale, ma di una vera e propria riconciliazione sociale. I problemi, che si posero davanti a Celestino V, furono tanti e in buona parte di natura politica. Le costrizioni morali esercitate da re Carlo II d'Angiò obbligarono Celestino a trasferirsi a Napoli e non a Roma. Nella capitale del Regno Angioino il Pontefice si sentiva sempre più prigioniero,
costretto a subire le pressioni del potere politico e di quello dei cardinali e della Curia pontificia. In questa atmosfera nella mente di Celestino maturò il proposito di abdicare, codificando questa sua decisione in una bolla che ne rendesse valido il principio e che potesse servire nel futuro per qualsiasi successore. L'abdicazione di Celestino V avvenne nel Concistoro del 13 dicembre 1294.
Dopo l'abdicazione si aprì per lui il capitolo più tempestoso della sua vita. Il suo intento di tornare nell'eremo del Monte Morrone venne osteggiato dal nuovo papa, il cardinale Benedetto Caetani, Bonifacio VIII, che decise di portare Celestino con sé a Roma al fine di tenerlo sotto controllo, per evitare che qualcuno potesse abusare della sua semplicità e spingerlo a compiere errori. Simulando la partenza, Celestino fuggì da Sulmona e si diresse in Puglia.
Il tentativo di fuga ebbe termine a Vieste, in Puglia, dove i messi papali lo raggiunsero e lo fecero prigioniero mentre tentava di imbarcarsi per la Grecia. Dopo aver chiesto inutilmente di essere liberato e dopo aver trascorso due mesi ad Anagni, Celestino nell’estate del 1295 venne rinchiuso nella rocca di Fumone, dove trascorse gli ultimi dieci mesi della sua vita.
Celestino morì il 19 maggio del 1296; la sua salma venne tumulata il 21 maggio dello stesso anno in S. Antonio abate di Ferentino, cenobio che lui stesso aveva fondato tra il 1250 e il 1260. Il corpo venerato rimase in S. Antonio abate Fino al 1330, anno in cui venne traslato nell'Abbazia di Collemaggio all'Aquila, dove tuttora è custodito. A Ferentino rimase l'insigne reliquia del suo cuore incorrotto.
12:50 Scritto da: petroneluigi in I Santi del Giorno | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: vita, aspra, condotta, monte, esigenza, cristianesimo, ritorno, purezza, origini, ordinato, sacerdote, opera, riconquista, palestra, anime, semplici, seguaci, piccolo, esercito | OKNOtizie |
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23/02/2012
Il Maestro Gesù che educa il suo popolo
Il Maestro Gesù che educa il suo popoloLa Parabola del gran convito
Luca (14,15-24)
[15] Uno dei commensali, avendo udito ciò, gli disse: "Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!".[16] Gesù rispose: "Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti.
[17] All'ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: Venite, è pronto. [18] Ma tutti, all'unanimità, cominciarono a scusarsi. Il primo disse: Ho comprato un campo e devo andare
a vederlo; ti prego, considerami giustificato.[19] Un altro disse: Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego, considerami giustificato.[20] Un altro disse: Ho preso moglie e perciò non posso venire.
[21] Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al padrone. Allora il padrone di casa, irritato, disse al servo: Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi.[22] Il servo disse: Signore, è stato fatto come
hai ordinato, ma c'è ancora posto.[23] Il padrone allora disse al servo: Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si riempia.
[24] Perché vi dico: Nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena".
00:17 Scritto da: petroneluigi in Religione Cattolica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ordinato, posto, padrone, servo, strade, siepi, entrar, casa, uomini, erano, invitati, assaggerà, cena, ritorno, irritato, piazze, vie, città, conduci, poveri, storpi, ciechi, zoppi | OKNOtizie |
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13/02/2012
ASSIMILA E MEDITA PREGA E CONTEMPLA
ASSIMILA E MEDITA PREGA E CONTEMPLA
Lectio Divina : Vangelo Mc (1,40-45)
Preghiera
Ci ha riuniti tutti insieme Cristo amore godiamo esultanti nel Signore! Temiamo e amiamo il Dio vivente,e amiamoci tra noi con cuore sincero.
Chi non ama resta sempre nella notte e dall´ombra della morte non risorge:
ma se noi camminiamo nell´amore,saremo veri figli della luce.Nell´amore di colui che ci ha salvati,innovati dalla Spirito del Padre, tutti uniti sentiamoci fratelli e la gioia diffondiamo sulla terra.
Imploriamo con fiducia il Padre santo,perché doni ai nostri giorni la sua pace: ogni popolo dimentichi i rancori ed il mondo si rinnovi nell´amore.
Lettura e comprensione della Parola
Vangelo Mc (1,40-45)
[40] Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi, puoi guarirmi!". [41] Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, guarisci!".
[42] Subito la lebbra scomparve ed egli guarì.[43] E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: [44] "Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote,
e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro". [45] Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto,
al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.
Meditazione
Bisogna abolire le frontiere, che dividono gli uomini. La lebbra era il maggiore muro sociale e una malattia che solo Dio poteva curare. Di fronte alla richiesta umile dell´«impuro», a Gesù non importa toccare l´intoccabile e invece di rimanere contaminato, comunica la sua purezza. Il segregato è reintegrato, chi era condannato alla morte ricupera la vita. Però adesso non è il lebbroso, ma
Gesù, colui che non può entrare apertamente nelle popolazioni: Gesù assume su di sé le sofferenze degli uomini.
Gesù sana i due mali. In primo luogo, per guarire il male della solitudine, tocca il lebbroso. In secondo luogo, sana la malattia della lebbra. Per poter aiutare l´escluso e rivelare il nuovo volto di Dio, Gesù trasgredisce le regole della sua religione.
Cristo si trova davanti a qualcosa di scandaloso, che contraddice il piano originale di Dio: la malattia e l´emarginazione. Gesù tocca l´intoccabile. Questa volta non c´è solo la parola, ma anche il gesto. Qualcosa che ricorda il sacramento. Invece di restare contaminato dal lebbroso, gli comunica la sua stessa santità.
Gesù non solo guarisce, ma vuole che la persona curata possa di nuovo convivere con gli altri. Reintegra la persona nella convivenza. Allora, perché un lebbroso fosse di nuovo accolto in comunità, aveva bisogno di un certificato
di guarigione, dato da un sacerdote. I sacerdoti non potevano curare, solo dichiarare ritualmente puro chi fosse stato guarito dalla lebbra. Questi doveva offrire vari sacrifici, dei quali una parte importante era per gli stessi sacerdoti.
L´uomo si presenterà alle autorità religiose per essere riammesso nel seno della comunità. Ma Gesù chiede il silenzio sulla sua persona: il miracolo non crea la fede, è la fede che fa possibile il miracolo.
Preghiera
Confido in te, che io non debba arrossire e su di me non esulti il nemico;chi spera in te non dovrà arrossire: arrossirà chi si ribella invano.
2. Additami, Signore, le tue vie,insegnami i tuoi sentieri;avviami nella tua verità:arrossirà chi si ribella invano
Contemplazione
Attorno a noi c´è qualche emarginato, cioè, qualcuno considerato impuro, espulso dalla Comunità? Lo conosciamo? Ci avviciniamo a lui?Ci commuove la sofferenza degli altri?
Ci fa soffrire l´isolamento di molti?Che leggi, credenze o tradizioni escludono e maltrattano oggi le persone? Siamo capaci di soffrire noi per alleggerire il dolore di altri?
Preghiera finale
Quando busserò alla tua porta avrò fatto tanta strada,avrò piedi stanchi e nudi,
avrò mani bianche e pure avrò fatto tanta strada,avrò piedi stanchi e nudi avrò mani bianche e pure, o mio Signore!
Quando busserò alla tua porta avrò frutti da portare,avrò ceste di dolore,avrò grappoli d´amore,avrò frutti da portare,avrò ceste di dolore,avrò grappoli d´amore, o mio Signore!
Quando busserò alla tua porta avrò amato tanta gente,avrò amici da ritrovare e nemici per cui pregare,avrò amato tanta gente,avrò amici da ritrovare e nemici per cui pregare, o mio Signore, o mio Signore!
00:10 Scritto da: petroneluigi in Lectio Divina | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: offri, purificazione, ordinato, testimonianza, allontanatosi, cominciò, fatto | OKNOtizie |
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12/02/2012
Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio
Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio
LA PAROLA DI OGGI
12 Febbraio 2012 VI Domenica T.O. Anno B II Sett.
Vangelo Mc (1,40-45)
[40] Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi, puoi guarirmi!". [41] Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, guarisci!".
[42] Subito la lebbra scomparve ed egli guarì.[43] E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: [44] "Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote,
e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro". [45] Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto,
al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.
00:31 Scritto da: petroneluigi in Preghiere | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: offri, purificazione, ordinato, testimonianza, allontanatosi, cominciò, fatto | OKNOtizie |
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12/01/2012
Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio
Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio12 Gennaio 2012 Giovedi Anno B I Sett. T.O.
Vangelo Mc (1,40-45)
[40] Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi, puoi guarirmi!".[41] Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, guarisci!". [42] Subito la lebbra scomparve ed egli guarì.
[43] E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: [44] "Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro".
[45] Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.
00:30 Scritto da: petroneluigi in Religione Cattolica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lebbroso, supplicava, ginocchio, diceva, compassione, guarisci, lebbra, scomparve, guarì, severamente, disse, nessuno, sacerdote, purificazione, ordinato, testimonianza | OKNOtizie |
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23/12/2011
I Santi nostri intercessori
I Santi nostri intercessori
23 Dicembre 2011 Venerdi
San Giovanni da Kety (Canzio) Sacerdote
«All'Ateneo da me tanto amato auguro la benedizione della Santissima Trinità e la perpetua protezione di Maria, Sede della Sapienza, come anche il patrocinio fedele di san Giovanni da Kety, suo professore più di 500 anni fa».
Così durante la visita a Cracovia del 9 giugno 1979, Giovanni Paolo II ricordò il professore santo di quell'Università. Nato a Kety cittadina polacca a sud ovest di Cracovia nel 1390, Giovanni intraprese gli studi con risultati subito brillanti.
Docente di filosofia a 27 anni, a 34 fu ordinato sacerdote, continuando a insegnare per alcuni anni. Ricevuto l'incarico di parroco a Olkusz, si fece ammirare come modello di pietà e carità verso il prossimo.
Nel 1440 riprese la docenza a Cracovia contribuendo all'educazione del principe Casimiro. Morì durante la Messa della vigilia di Natale del 1473. Docente e amico degli ultimi,
la gente prese subito a considerarlo santo ricordando le sue lezioni di amore tra i malnutriti e i malati. È stato canonizzato da Clemente XIII nel 1767.









































