17/04/2012
L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo.
L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo.
Epistola II ai Corinzi
Dio ci ha consolati
Se anche vi ho rattristati con la mia lettera, non me ne dispiace. E se me ne è dispiaciuto - vedo infatti che quella lettera, anche se per breve tempo soltanto, vi ha rattristati - [9] ora ne godo; non per la vostra tristezza, ma perché questa tristezza vi ha portato a pentirvi.
Infatti vi siete rattristati secondo Dio e così non avete ricevuto alcun danno da parte nostra; [10] perché la tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte. [11] Ecco, infatti, quanta
sollecitudine ha prodotto in voi proprio questo rattristarvi secondo Dio; anzi quante scuse, quanta indignazione, quale timore, quale desiderio, quale affetto, quale punizione! Vi siete dimostrati innocenti sotto ogni riguardo in questa faccenda.
[12] Così se anche vi ho scritto, non fu tanto a motivo dell'offensore o a motivo dell'offeso, ma perché apparisse chiara la vostra sollecitudine per noi davanti a Dio. [13] Ecco quello che ci ha consolati.
16:44 Scritto da: petroneluigi in I Padri della Chiesa | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: rattristati, lettera, dispiace, dispiaciuto, vedo, breve, tempo, tristezza, portato, pentirvi, dio, avete, ricevuto, danno, produce, pentimento, porta, salvezza, mondo, morte | OKNOtizie |
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16/03/2012
Il pastore del gregge santo
Il pastore del gregge santoTestimonianze letterarie sulla presenza a Roma e sulla morte di Pietro
« In verità, in verità ti dico che quand'eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti » (Giovanni 21,18)
« Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio » (Giovanni 21,19) Si può supporre quindi che l'evangelista, ed anche i lettori a cui egli si rivolgeva, conoscessero alcuni dettagli della morte di Pietro.
La Prima lettera di Pietro si conclude con: « La chiesa che è in Babilonia, eletta come voi, vi saluta. Anche Marco, mio figlio, vi saluta. » (1 Pietro 13) Pietro dichiara di trovarsi presso la chiesa di Babilonia. Su questo punto esistono due posizioni molto chiare: da un lato tutta la letteratura e tradizione cristiana che
sostiene che per Babilonia si deve intendere Roma, e la posizione degli storici non cristiani che intendono Babilonia o Babilonide in senso letterale. Roma è chiamata Babilonia anche in altri antichi scritti cristiani, quali l'apocalisse di Giovanni e gli Oracoli della Sibilla cristiani. Va ricordato che Pietro fu
non il vescovo, carica inesistente all'epoca, ma il capo spirituale della comunità cristiana di Antiochia, che non solo era la terza città dell'Impero Romano, ma era anche situata nella Grande Siria che fu la sede della nascita e dello sviluppo delle prime comunità cristiane. Anche Saulo, come è noto, si convertì e iniziò
la predicazione a Damasco. Il riferimento porterebbe quindi semplicemente alla Nuova Babilonia (Seleucia) lungo le rive del Tigri, oppure alla Babilonide, cioè alla zona tra Tigri ed Eufrate, zone della predicazione di Pietro. Le due posizioni sono chiaramente inconciliabili: tutta la letteratura cristiana (che però
è temporalmente successiva ai fatti in oggetto) punta a dimostrare il primato di Pietro, nei suoi ultimi anni di vita, a Roma. Eusebio di Cesarea accenna ad esempio alla testimonianza del vescovo Papia di Ierapoli e Clemente di Alessandria secondo i quali Marco scrisse il suo Vangelo a Roma su richiesta
dei cristiani di quella città, che desideravano una testimonianza scritta degli insegnamenti di Pietro e dei suoi discepoli; questa notizia è confermata da Ireneo di Lione. Sulla base di queste testimonianze Eusebio dichiarò che Pietro si rivolgeva a Roma con il nome figurato di Babilonia nella sua prima
lettera. Uno dei motivi per cui Pietro non avrebbe scritto in tutte le sue lettere il nome di Roma, è che dopo la sua liberazione miracolosa narrata negli Atti degli Apostoli e la fuga da Gerusalemme, egli era per le autorità un latitante
ricercato. Anche a questo proposito va rilevato che attorno all'anno 60 è ben improbabile che le autorità romane ritenessero veramente pericoloso un capo spirituale come Pietro.
00:10 Scritto da: petroneluigi in I Padri della Chiesa | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cristiani, città, discepoli, notizia, base, nome, figurato, lettera, motivi, scritto, lettere, narrata, fuga, autorità, latitante, ricercato, anno, pericoloso, capo, spirituale, ultimi, anni, vita | OKNOtizie |
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23/02/2012
I Santi nostri intercessori
I Santi nostri intercessori
23 Febbraio 2012 Giovedi
San Policarpo Vescovo e martire
E’ stato istruito nella fede da "molti che avevano visto il Signore", e "fu dagli Apostoli stessi posto vescovo per l’Asia nella Chiesa di Smirne". Così scrive di lui Ireneo, suo discepolo e vescovo di Lione in Gallia. Policarpo, nato da una famiglia benestante di Smirne, viene messo a capo
dei cristiani del luogo verso l’anno 100. Nel 107 è testimone di un evento straordinario: il passaggio per Smirne di Ignazio, vescovo di Antiochia, che va sotto scorta a Roma dove subirà il martirio, decretato in una persecuzione locale. Policarpo lo ospita durante la sosta, e più tardi
Ignazio gli scrive una lettera che tutte le generazioni cristiane conosceranno, lodandolo come buon pastore e combattente per la causa di Cristo.Nel 154 Policarpo dall’Asia Minore va a Roma in tutta tranquillità, per discutere con papa Aniceto (di origine probabilmente siriana) sulla
data della Pasqua. E da Lione un altro figlio dell’Asia Minore, Ireneo, li esorta a non rompere la pace fra i cristiani su questo problema. Roma celebra la Pasqua sempre di domenica, e gli orientali sempre il 14 del mese ebraico di Nisan, in qualunque giorno della settimana cada.
Aniceto e Policarpo non riescono a mettersi d’accordo, ma trattano e si separano in amicizia.Periodi di piena tranquillità per i cristiani sono a volte interrotti da persecuzioni anticristiane, per lo più di carattere locale. Come quella che appunto scoppia a Smirne, dopo il ritorno di Policarpo
da Roma, regnando l’imperatore Antonino Pio. Undici cristiani sono già stati uccisi nello stadio quando un gruppo di facinorosi vi porta anche il vecchio vescovo (ha 86 anni), perché il governatore romano Quadrato lo condanni. Quadrato vuole invece risparmiarlo
e gli chiede di dichiararsi non cristiano, fingendo di non conoscerlo. Ma Policarpo gli risponde tranquillo: "Tu fingi di ignorare chi io sia. Ebbene, ascolta francamente: io sono cristiano". Rifiuta poi di difendersi di fronte alla folla, e si arrampica da solo sulla catasta pronta per il rogo. Non vuole che lo leghino.
Verrà poi ucciso con la spada. E’ il 23 febbraio 155, verso le due del pomeriggio. Lo sappiamo dal Martyrium Polycarpi, scritto da un testimone oculare in quello stesso anno. E’ la prima opera cristiana dedicata unicamente al racconto del supplizio di un martire.
E anzi è la prima a chiamare “martire” (testimone) chi muore per la fede.Tra le lettere di Policarpo alle comunità cristiane vicine alla sua, si conserverà quella indirizzata ai Filippesi, in cui il vescovo ricorda la Passione di Cristo: "Egli sofferse per noi, affinché noi vivessimo in Lui.
Dobbiamo quindi imitare la sua pazienza... Egli ci ha lasciato un modello nella sua persona". Policarpo quella pazienza l’ha imitata. Ed ha accolto e realizzato pure l’esortazione di Ignazio, che nella sua lettera prima del martirio gli scriveva: "Sta’ saldo come incudine sotto i colpi".
00:35 Scritto da: petroneluigi in I Santi del Giorno | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: scrive, lettera, generazioni, cristiane, conosceranno, lodandolo, pastore, combattente, causa, cristo, tranquillità, discutere, pasqua, esorta, rompere, pace, cristiani, problema | OKNOtizie |
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02/02/2012
L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo.
L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo.
[3] E' noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori.
[4] Questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. [5] Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, [6] che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito dà vita.
00:15 Scritto da: petroneluigi in I Padri della Chiesa | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fiducia, cristo, dio, pensare, proveniente, capacità, ministri, alleanza, lettera, spirito, uccide, vita, composta, scritta, inchiostro, tavole, pietra, carne, cuori. | OKNOtizie |
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27/01/2012
I Santi nostri intercessori
I Santi nostri intercessori
27 Gennaio 2012 Venerdì
Sant' Angela Merici Vergine
Sant’Angela Merici visse in quel sofferto e nel contempo magnifico periodo storico, conosciuto come “Rinascimento”; periodo che va dalla fine del XIV a tutto il XVI secolo, e che fu l’inizio della civiltà moderna. In questo quadro di grande movimento educativo e spirituale, per lo più rivolto però
alla formazione della parte maschile della società del tempo, s’inserì l’opera di Angela Merici, che si prefiggeva un impegno particolare per la formazione sistematica delle ragazze; nel campo morale, integrando l’educazione ricevuta nelle famiglie, nel campo spirituale, alimentando quella già ricevuta nei
monasteri, ma specialmente in campo intellettuale. Angela Merici nacque il 21 marzo 1474 a Desenzano sul Garda (Brescia), allora territorio della Repubblica di Venezia, suo padre Giovanni Merici e la madre, appartenente alla distinta famiglia dei Biancosi di Salò, ricavavano il necessario per il sostentamento
della famiglia, che comprendeva oltre Angela, una sorella più grande e sembra uno o più fratelli, dall’allevamento del bestiame e dalla coltivazione di qualche terreno. Verso i 15 anni, dopo aver perso prematuramente la sorella, le morirono entrambi i genitori, pertanto Angela si trasferì nella vicina Salò,
accolta nella casa di uno zio materno, uomo di un certo prestigio. A 20 anni, dopo una permanenza di circa cinque anni a Salò, le morì lo zio e quindi ritornò a Desenzano sul Garda, alla cascina delle “Grezze”, impegnata nelle faccende domestiche,
dedicandosi alle opere di misericordia spirituali e corporali secondo le necessità e circostanze e vivendo la sua spiritualità evangelica. Nella cascina partecipò anche ai lavori dei campi, e fu in questa occupazione solitaria, che Angela ebbe la consolazione di una visione celestiale.
Il primo a raccontarla, fu padre Francesco Landini in una sua lettera del 1566; era il primo pomeriggio di un caldo giorno d’estate, ed Angela, che come al solito durante l’intervallo che si faceva in attesa di una calura più sopportabile, si ritirava in disparte a pregare; si sentì improvvisamente rapita
in Dio e vide il cielo aprirsi con una processione di angeli e vergini a coppie alternate, gli angeli suonavano, le vergini cantavano; nella sfilata vide la sorella defunta, che le preannunciava che sarebbe stata la fondatrice di una Compagnia di vergini.
L’iconografia della santa, ha rappresentato la visione come una scala fra terra e cielo, simile a quella di Giacobbe, con la processione delle vergini e degli angeli che la percorreva. Nel 1539 Angela fu colpita da una malattia, che fra alti e bassi la condusse alla morte il 27 gennaio 1540; per trenta giorni,
i canonici di Sant’Afra e quelli del Duomo, si contesero l’onore di seppellire nella propria chiesa, l’ex contadinella di Desenzano; la spuntarono quelli di sant’Afra e oggi la chiesa, dove riposano le sue spoglie, si chiama Santuario di Sant’Angela, meta di continui pellegrinaggi provenienti specialmente dal
mondo orsolinico; la chiesa, distrutta in gran parte dai bombardamenti del 1945, è stata ricostruita nel 1953. Nel testamento spirituale, Angela tratteggiò le linee essenziali del suo metodo educativo, basato tutto nel rapporto di sincero amore tra educatore ed educando e sul pieno rispetto delle libertà altrui.
Così lasciò scritto alle sue Orsoline: “Vi supplico di voler ricordare e tenere scolpite nella mente e nel cuore, tutte le vostre figliole ad una ad una; e non solo i loro nomi, ma ancora la condizione e indole e stato e ogni cosa loro. Il che non vi sarà difficile, se le abbracciate con viva carità.Impegnatevi a tirarle
su con amore e con mano soave e dolce, è non imperiosamente e con asprezza, ma in tutto vogliate essere piacevoli. Soprattutto guardatevi dal voler ottenere alcuna cosa per forza; perché Dio ha dato a ognuno il libero arbitrio e non vuole costringere nessuno, ma solamente propone, invita e consiglia…”. La “Compagnia delle dimesse di sant’Orsola”, prima
congregazione secolare femminile sorta nella Chiesa, con la sua Regola fu l’origine di varie congregazioni religiose. Già in vita, Angela vedendo aumentare attorno a sé una famiglia così numerosa e avendo un desiderio grande di servire Cristo in ogni bisognoso, fondò ben 24 rami di Orsoline,
dette poi anche ‘Angeline’, che dopo la sua morte furono raggruppate in tre soli settori: le “Orsoline secolari” che vivono nelle famiglie proprie e si dedicano ad ogni opera di misericordia nelle parrocchie in cui vivono;
le “Orsoline collegiali” che conducono vita comune e si dedicano all’istruzione della gioventù, gestendo appunto dei collegi; le “Orsoline claustrali” che sono di vita contemplativa.
00:35 Scritto da: petroneluigi in I Santi del Giorno | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lettera, pomeriggio, caldo, giorno, estate, intervallo, attesa, sopportabile, ritirava, disparte, pregare, rapita, dio, cielo, aprirsi, angeli, vergini, coppie, suonavano, cantavano, sfilata, sorella | OKNOtizie |
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14/11/2011
L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo
L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondoLittera enim occidit, spiritus autem vivificat.
La lettera uccide, lo spirito, al contrario, vivifica.
09:55 Scritto da: petroneluigi in I Padri della Chiesa, Religione Cattolica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lettera, uccide, spirito, contrario, vivifica | OKNOtizie |
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