21/05/2012

I Santi nostri intercessori

I Santi nostri intercessori

 

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21 Maggio 2012  Lunedi

San Eugenio Mazenod Vescovo

 

 

In casa sua ci sono dodici domestici, e lui da piccolo ogni tanto li fa stare immobili e schierati ad ascoltare i suoi discorsi, che imitano quelli dei predicatori. Ha tre nomi (Carlo, Giuseppe, Eugenio), secondo l’uso della famiglia, che è nobile per parte di padre e ricca per la dote proveniente dalla madre. Scoppiata nel 1789 la Rivoluzione francese, i Mazenod fuggono in Italia (Torino, Venezia, Napoli, Palermo), ma già nel 1795 la madre torna in patria, e chiede il divorzio dal marito per salvare il patrimonio dalle confische.

 

Eugenio ricompare ad Aix-en-Provence solo nel 1802, a vent’anni. Potrebbe avviarsi alla carriera amministrativa, come suo padre; ma durante il soggiorno veneziano (1794-97), il sacerdote Bartolo Zinelli lo ha già avviato alla vita di fede. E lui, nel 1808, entra nel seminario di San Sulpizio a Parigi, ricevendo poi l’ordinazione sacerdotale ad Amiens nel 1811.

 

Tornato ad Aix, si dedica unicamente alla predicazione, con alcuni altri sacerdoti votati alla missione popolare nelle campagne scristianizzate dalla Rivoluzione (e dai pessimi esempi di prima). Con essi, nel 1816, egli fonda la Società dei Missionari di Provenza, che più tardi si chiameranno Oblati di Maria Immacolata, con tutti i riconoscimenti pontifici, ma sempre scarsi di numero: nel 1841 saranno appena 59.

 

Intanto Eugenio de Mazenod diventa vicario generale della diocesi di Marsiglia (che è guidata da un suo vecchio zio). Più tardi ne sarà vescovo e, in 37 anni di ministero nella grande città portuale, si scriverà: "egli ricostruì l’opera di quindici secoli". Il tutto, in mezzo a frequenti scontri con i Governi di Parigi – monarchici o repubblicani che fossero – e a penosi dissensi con sacerdoti che non accettavano la regola della vita in comune da lui imposta.

 

Ma gli volevano bene i semplici fedeli; "e in particolare le famose e tremende pescivendole si affezionarono a quel prelato aristocratico tanto fedele alla sua vocazione: l’evangelizzazione del povero" (N. Del Re). Oltre a guidare la diocesi, Eugenio continua a governare i suoi Oblati, che negli anni Quaranta del secolo “esplodono”: i 59 del 1841 saranno 415 vent’anni dopo, e continueranno a crescere,

 

andando a predicare in Canada, Stati Uniti, Messico e poi in Africa e in Asia.

Da giovane prete aveva preso il tifo in mezzo ai prigionieri di guerra austriaci, sostituendo il loro cappellano che di tifo era morto. E pure la morte sua è ancora predicazione. Egli ha sempre chiesto al Signore la grazia di morire in piena lucidità,

 

 e così avviene: Eugenio de Mazenod si spegne al canto del Salve Regina, in mezzo agli Oblati, che sulla sua spinta andranno "fino all’estremo limite delle terre abitate", come dice Paolo VI beatificandolo nel 1975. Nel 1995, Giovanni Paolo II lo proclama santo.

 

20/05/2012

L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo.

L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo.

 

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Epistola II ai Corinzi

 

S.Paolo   

 

Raccomandazioni dei delegati

 

Siano pertanto rese grazie a Dio che infonde la medesima sollecitudine per voi nel cuore di Tito! Egli infatti ha accolto il mio invito e ancor più pieno di zelo è partito spontaneamente per venire da voi. Con lui abbiamo inviato pure il fratello che ha lode in tutte le Chiese a motivo del vangelo; egli è stato designato dalle Chiese come

 

nostro compagno in quest'opera di carità, alla quale ci dedichiamo per la gloria del Signore, e per dimostrare anche l'impulso del nostro cuore. Con ciò intendiamo evitare che qualcuno possa biasimarci per questa abbondanza che viene da noi amministrata.

 

Ci preoccupiamo infatti di comportarci bene non soltanto davanti al Signore, ma anche davanti agli uomini. Con loro abbiamo inviato anche il nostro fratello, di cui abbiamo più volte sperimentato lo zelo in molte circostanze; egli è ora più zelante che mai per la grande fiducia che ha in voi.

 

Quanto a Tito, egli è mio compagno e collaboratore presso di voi; quanto ai nostri fratelli, essi sono delegati delle Chiese e gloria di Cristo.Date dunque a loro la prova del vostro affetto e della legittimità del nostro vanto per voi davanti a tutte le Chiese.

 

16/05/2012

Un apostolato dedicato ai giovani,ma anche un apostolato attraverso la stampa.

Un apostolato dedicato ai giovani,ma anche un apostolato attraverso la stampa.

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San Giovanni Bosco                                             

 

  ALLEGRIA

 

Stiamo sempre allegri e passerà presto il tempo.Io non voglio altro dai giovani se non che si facciano buoni e che siano sempre allegri.Vivete pure nella massima allegria, purché non facciate peccato.Cari giovani, vogliamo essere allegri e contenti? Amiamo con tutto il cuore Gesù in Sacramento.

 

Noi qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri. «Servite Domino il laetitia», era il suo motto intercalare fra i suoi più diletti, e questa «santa allegria» formava per lui la base del suo edificio sociale per la sicura educazione delle gioventù. Io desidero vedere i miei giovani, diceva, a correre e saltare allegramente nella ricreazione, perché così sono sicuri del fatto mio.

 

A Dio non piacciono le cose fatte per forza.Sta allegro, ma la tua allegria sia verace, come quella di una coscienza monda dal peccato.Allegria, studio, pietà: questo è il grande programma, il quale praticato tu potrai vivere felice, e fare molto bene all’anima tua.

 

Se vuoi farti buono, pratica tre cose sole e tutto andrà bene. Quali sono queste tre cose? Eccole: Allegria, studio, pietà.Adesso sono contento perché ti vedo allegro.    Uomo allegro il cielo l’aiuta.Ridere e scherzare sì, ma con moderazione e senza chiasso.Il demonio ha paura della gente allegra.

 

12/05/2012

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

 

Mondo,odia,amerebbe,scelti,parola,detto,servo,grande,padrone,perseguitato,causa, perseguiteranno,osservato,osserveranno, nome,conoscono,colui,mandato,

LA PAROLA DI OGGI                                                                 

 

12  Maggio Sabato 2012  V Domenica di Pasqua Anno B     I Sett.

Vangelo  Gv (15, 18-21)

 

 

[18] Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. [19] Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.

 

[20] Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.

 

[21] Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.

11/05/2012

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

 

Amiate,amati, amore,grande,vita,amici,comando,chiamo,servi,servo,padrone,amici, chiamati,udito,conoscere,scelto,frutto,rimanga,chiederete,conceda,amatevi,altri,

LA PAROLA DI OGGI                                                                 

 

11  Maggio Venerdi 2012  V Domenica di Pasqua Anno B     I Sett.

Vangelo  Gv (15, 12-17)

 

 

[12] Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.[13] Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. [14] Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando.

 

[15] Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. [16] Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti

 

 perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. [17] Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.

01/05/2012

I Santi nostri intercessori

I Santi nostri intercessori

 

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1 Maggio 2012  Martedi

San Giuseppe Lavoratore

 

Il nascondimento, nel corso della sua intera vita come dopo la sua morte, sembra quasi essere la “cifra”, il segno distintivo di san Giuseppe.Lo starsene celato ed emergere solo pian piano con il tempo sembra far parte dello straordinario ruolo che gli è stato attribuito nella storia della salvezza”. Il Nuovo Testamento non attribuisce a san Giuseppe neppure una parola.

 

Quando comincia la vita pubblica di Gesù, egli è probabilmente già scomparso (alle nozze di Cana, infatti, non è menzionato), ma noi non sappiamo né dove nè quando sia morto; non conosciamo la sua tomba, mentre ci è nota quella di Abramo che è più vecchia di secoli. Il Vangelo gli conferisce l’appellativo di Giusto. Nel linguaggio biblico è detto “giusto” chi ama lo spirito e la lettera della Legge, come espressione della volontà di Dio.

 

Giuseppe discende dalla casa di David, di lui sappiamo che era un artigiano che lavorava il legno. Non era affatto vecchio, come la tradizione agiografica e certa iconografia ce lo presentano, secondo il cliché del “buon vecchio Giuseppe” che prese in sposa la Vergine di Nazareth per fare da padre putativo al Figlio di Dio. Al contrario, egli era un uomo nel fiore degli anni, dal cuore generoso e ricco di fede, indubbiamente innamorato di Maria.

 

Con lei si fidanzò secondo gli usi e i costumi del suo tempo. Il fidanzamento per gli ebrei equivaleva al matrimonio, durava un anno e non dava luogo a coabitazione né a vita coniugale tra i due; alla fine si teneva la festa durante la quale s’introduceva la fidanzata in casa del fidanzato ed iniziava così la vita coniugale. Se nel frattempo veniva concepito un figlio, lo sposo copriva del suo nome il neonato; se la sposa era ritenuta colpevole di infedeltà poteva essere denunciata al tribunale locale.

 

La procedura da rispettare era a dir poco infamante: la morte all’adultera era comminata mediante la lapidazione. Ora appunto nel Vangelo di Matteo leggiamo che “Maria, essendo promessa sposa a Giuseppe, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo, prima di essere venuti ad abitare insieme. Giuseppe, suo sposo, che era un uomo giusto e non voleva esporla all’infamia, pensò di rimandarla in segreto”(Mt 18-19).

 

Mentre era ancora incerto sul da farsi, ecco l’Angelo del Signore a rassicurarlo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21).

 

Giuseppe può accettare o no il progetto di Dio. In ogni vocazione che si rispetti, al mistero della chiamata fa sempre da contrappunto l’esercizio della libertà, giacché il Signore non violenta mai l’intimità delle sue creature né mai interferisce sul loro libero arbitrio. Giuseppe allora può accettare o no. Per amore di Maria accetta, nelle Scritture leggiamo che “fece come l’Angelo del Signore gli aveva ordinato, e prese sua moglie con sé”(Mt 1, 24).

 

Egli ubbidì prontamente all’Angelo e in questo modo disse il suo sì all’opera della Redenzione. Perciò quando noi guardiamo al sì di Maria dobbiamo anche pensare al sì di Giuseppe al progetto di Dio. Forzando ogni prudenza terrena, e andando al di là delle convenzioni sociali e dei costumi del suo tempo, egli seppe far vincere l’amore, mostrandosi accogliente verso il mistero dell’Incarnazione del Verbo.

 

Nella schiera dei suoi fedeli il primo in ordine di tempo oltre che di grandezza è lui: san Giuseppe è senz’ombra di dubbio il primo devoto di Maria. Una volta conosciuta la sua missione, si consacrò a lei con tutte le sue forze. Fu sposo, custode, discepolo, guida e sostegno: tutto di Maria. (…) Quello di Maria e Giuseppe fu un vero matrimonio?

 

E’ la domanda che affiora più frequentemente sulle labbra sia di dotti che di semplici fedeli. Sappiamo che la loro fu una convivenza matrimoniale vissuta nella verginità (cfr. Mt 1, 18-25), ossia un matrimonio verginale, ma un matrimonio comunque vissuto nella comunione più piena e più vera: “una comunione di vita al di là dell’eros, una sponsalità implicante un amore profondo ma non orientato al sesso e alla generazione” (S. De Fiores).

 

Se Maria vive di fede, Giuseppe non le è da meno. Se Maria è modello di umiltà, in questa umiltà si specchia anche quella del suo sposo. Maria amava il silenzio, Giuseppe anche: tra loro due esisteva, né poteva essere diversamente, una comunione sponsale che era vera comunione dei cuori, cementata da profonde affinità spirituali.

 

“La coppia di Maria e Giuseppe costituisce il vertice – ha detto Giovanni Paolo II –, dal quale la santità si espande su tutta la terra” (Redemptoris Custos, n. 7). La coniugalità di Maria e Giuseppe, in cui è adombrata la prima “chiesa domestica” della storia, anticipa per così dire la condizione finale del Regno (cfr. Lc 20, 34-36 ; Mt 22, 30), divenendo in questo modo, già sulla terra,

 

prefigurazione del Paradiso, dove Dio sarà tutto in tutti, e dove solo l’eterno esisterà, solo la dimensione verticale dell’esistenza, mentre l’umano sarà trasfigurato e assorbito nel divino. “Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”, sosteneva S. Teresa d’Avila. “Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso s. Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore.

 

Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi, in cui era in gioco il mio onore e la salute dell’anima. Ho visto che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare...”( cfr. cap. VI dell’Autobiografia). Difficile dubitarne, se pensiamo che fra tutti i santi l’umile falegname di Nazareth è quello più vicino a Gesù e Maria:

 

lo fu sulla terra, a maggior ragione lo è in cielo. Perché di Gesù è stato il padre, sia pure adottivo, di Maria è stato lo sposo. Sono davvero senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a san Giuseppe. Patrono universale della Chiesa per volere di Papa Pio IX, è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti,

 

ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste. Giovanni Paolo II ha confessato di pregarlo ogni giorno. Additandolo alla devozione del popolo cristiano, in suo onore nel 1989 scrisse l’Esortazione apostolica Redemptoris Custos, aggiungendo il proprio nome a una lunga lista di devoti suoi predecessori: il beato Pio IX, S. Pio X, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI.

 

 

 

25/04/2012

Conosciamo la Genesi

Conosciamo la Genesi

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Antico Testamento                                            

Genesi 21

 

[1] Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso.[2] Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. [3] Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito. [4] Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli aveva comandato.

 

[5] Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco. [6] Allora Sara disse: "Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà di me!". [7] Poi disse: "Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!". [8] Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando Isacco fu svezzato.

 

[9] Ma Sara vide che il figlio di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco. [10] Disse allora ad Abramo: "Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco". [11] La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio.

 

[12] Ma Dio disse ad Abramo: "Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe. [13] Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole".

 

[14] Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea.[15] Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio

 

[16] e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perché diceva: "Non voglio veder morire il fanciullo!". Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse. [17] Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: "Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova.

 

 

[18] Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione". [19] Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò a riempire l'otre e fece bere il fanciullo. [20] E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d'arco.[21] Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del paese d'Egitto.

 

 

 

13/04/2012

I Salmi sono il Canto e la Preghiera di Gesù che arriva nei nostri cuori

I Salmi sono il Canto e la Preghiera di Gesù che arriva nei nostri cuori

Preziosi,oro,dolci,miele,servo,istruito,osserva,grande ,profitto,colpe,orgoglio,salva,potere; puro,grande,peccato,gradite,parole,bocca,pensieri,cuore,Signore,rupe,redentore,fedeli,giusti,Salmi 19

 

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.[2] I cieli narrano la gloria di Dio,e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento.[3] Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia.[4] Non è linguaggio e non sono parole,di cui non si oda il suono.

 

[5] Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola.[6] Là pose una tenda per il sole che esce come sposo dalla stanza nuziale,esulta come prode che percorre la via.[7] Egli sorge da un estremo del cielo e la sua corsa raggiunge l'altro estremo: nulla si sottrae al suo calore.

 

[8] La legge del Signore è perfetta,rinfranca l'anima;la testimonianza del Signore è verace, rende saggio il semplice.[9] Gli ordini del Signore sono giusti,fanno gioire il cuore; i comandi del Signore sono limpidi,danno luce agli occhi. [10] Il timore del Signore è puro, dura sempre; i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,

 

[11] più preziosi dell'oro, di molto oro fino,più dolci del miele e di un favo stillante. [12] Anche il tuo servo in essi è istruito, per chi li osserva è grande il profitto. [13] Le inavvertenze chi le discerne? Assolvimi dalle colpe che non vedo.

 

[14] Anche dall'orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere; allora sarò irreprensibile,sarò puro dal grande peccato.[15] Ti siano gradite le parole della mia bocca,

davanti a te i pensieri del mio cuore.Signore, mia rupe e mio redentore.

 

 

I Salmi sono il Canto e la Preghiera di Gesù che arriva nei nostri cuori

I Salmi sono il Canto e la Preghiera di Gesù che arriva nei nostri cuori

Preziosi,oro,dolci,miele,servo,istruito,osserva,grande ,profitto,colpe,orgoglio,salva,potere; puro,grande,peccato,gradite,parole,bocca,pensieri,cuore,Signore,rupe,redentore,fedeli,giusti,Salmi 19

 

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.[2] I cieli narrano la gloria di Dio,e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento.[3] Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia.[4] Non è linguaggio e non sono parole,di cui non si oda il suono.

 

[5] Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola.[6] Là pose una tenda per il sole che esce come sposo dalla stanza nuziale,esulta come prode che percorre la via.[7] Egli sorge da un estremo del cielo e la sua corsa raggiunge l'altro estremo: nulla si sottrae al suo calore.

 

[8] La legge del Signore è perfetta,rinfranca l'anima;la testimonianza del Signore è verace, rende saggio il semplice.[9] Gli ordini del Signore sono giusti,fanno gioire il cuore; i comandi del Signore sono limpidi,danno luce agli occhi. [10] Il timore del Signore è puro, dura sempre; i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,

 

[11] più preziosi dell'oro, di molto oro fino,più dolci del miele e di un favo stillante. [12] Anche il tuo servo in essi è istruito, per chi li osserva è grande il profitto. [13] Le inavvertenze chi le discerne? Assolvimi dalle colpe che non vedo.

 

[14] Anche dall'orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere; allora sarò irreprensibile,sarò puro dal grande peccato.[15] Ti siano gradite le parole della mia bocca,

davanti a te i pensieri del mio cuore.Signore, mia rupe e mio redentore.

 

 

07/04/2012

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

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LA PAROLA DI OGGI                          

7  Aprile 2012  Sabato della S.s  Veglia Pasquale Anno B   P

 

Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto.

 

Vangelo  Mc (16, 1-7)

 

[1] Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. [2] Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole.

 

[3] Esse dicevano tra loro: "Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?".[4] Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. [5] Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura.

 

[6] Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. [7] Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto".

 

 

 

 

 

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