02/05/2012

Il Cibo di Vita Eterna

Il Cibo di Vita Eterna

 

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Gesù di Nazareth   

 

Mc (1:38)

 

Andiamo nei villaggi vicini affinché io predichi anche là,

perché è per questo che io sono venuto.

 

I portenti di Gesù si moltiplicano, la sua fama si spande, le folle lo

inseguono. Egli si apparta per riaversi e pregare (cfr. il v. 35 con 6:31.46),

per mantenersi nella giusta dimensione e avere la forza di non cedere a

chi, coscientemente o meno, vorrebbe un Regno di Dio simile ad un

grande circo, ad una clinica dei miracoli o ad un paese della cuccagna. Se

 Cristo compie prodigi, è per far credere alla dottrina del Padre, per aiutare

a comprenderne la portata spirituale (2:9-11; Giovanni 14:11, 20:30-31):

è venuto per predicare la salvezza celeste e per dare la vita in nostro favore

(10:45), non per togliere dalla terra la sofferenza, il dolore, la malattia,

la morte fisica.

Non per adesso, almeno; solo al suo ritorno lo farà.Il

Signore ci ha dato un’anticipazione della nuova creazione finale, del

giorno in cui non vi sarà più né lacrima né pianto (cfr. Matteo 11:4-6 con

Apocalisse 21:1-4); ora, però, è il momento di credere e ubbidire, di convertirsi;

 

è il tempo della preparazione al giorno del Giudizio che verrà.

Tanti, certamente, cercano Gesù per averne solo o quasi benefici terreni,

ma egli è venuto per portare innanzi tutto la salvezza dell’anima.

Ha iniziato da Cafarnao, centro considerevole di quella zona della Galilea,

 

ma il suo messaggio va portato a tutti, fino nei più remoti villaggi,

andando a cercare la gente dov’è; forse, per trovare “soltanto” un’unica

persona spiritualmente ricettiva e per lasciar dietro folle osannanti che lo

fraintenderanno o che lo vorranno strumentalizzare: succederà spesso

(cfr. 11:8-10 con 15:13-14; Giovanni 6:26-27.66-71).

 

 Cristo è venuto per vivere ed annunciare le esigenze del Regno di Dio fra gli uomini; e chi lo segue deve fare altrettanto, preparandosi e ritemprandosi nella comunione intima con Dio e viaggiando instancabilmente dalle città fino

all’ultimo borgo, alla ricerca capillare di chi voglia adorare Dio

 

«in Spirito e verità» (Giovanni 4:24): di chi, perduto, si riconosce tale e vuole essere ritrovato e salvato (Luca 15:1-10, 19:10). Facendo così, pochi decenni dopo, Paolo potrà parlare di un Vangelo predicato «in tutto il mondo» (Colossesi 1:6.23).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

01/05/2012

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

 

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LA PAROLA DI OGGI                                                                 

 

1 Maggio Martedi 2012  IV Domenica di Pasqua Anno B     P

Vangelo  Mt (13, 54-58)

 

[54] e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: "Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli?

[55] Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?

 

[56] E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?". [57] E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: "Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua".

 

[58] E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità.

20/04/2012

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

 

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LA PAROLA DI OGGI     

20  Aprile Venerdi 2012  II Domenica di Pasqua Anno B    II Sett.

Vangelo  Gv  (6, 1-15)

 

 

[1] Dopo questi fatti, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, [2] e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi.[3] Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli.

 

[4] Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. [5] Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: "Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?".

 

[6] Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. [7] Gli rispose Filippo: "Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo".

 

[8] Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: [9] "C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?". [10] Rispose Gesù: "Fateli sedere". C'era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini.

 

[11] Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. [12] E quando furono saziati, disse ai discepoli: "Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto".

 

[13] Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. [14] Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: "Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!".

 

[15] Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

01/04/2012

Burla della gente

Burla della gente

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Oltraggi e burla:                                                      

Fino al mezzogiorno i dolori fisici di Gesù vanno uniti alle burla della gente (quelli che passavano), dei sacerdoti, dei crocifissi con lui.

  

«Salvati»: colui che predicò la perdita della vita come salvezza non scende dalla croce. Se l´avesse fatto sarebbe stato un uomo credibile, non il salvatore.

 

 

 

Via Crucis

Via Crucis

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Il cammino della croce e la crocifissione.                                             

Il condannato a morte percorreva le strette strade della città come richiamo per la gente, tra le burla e i colpi. La debolezza di Gesù obbliga Simone di Cirene a caricare il palo  trasversale  della  croce.  Simone era una persona conosciuta nella comunità di Marco, perché sono ricordati i suoi due figli. Anche se alla forza è discepolo del Signore: lo segue portando la croce.

 

 

31/03/2012

Per proteggerci Dio a ognuno di noi ne ha assegnato uno

Per proteggerci Dio a ognuno di noi ne ha assegnato uno

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Angeli

Notti scure a volte ti sembra di vivere ma non perdere mai il sereno, perché se ci sono le nuvole nel tuo cuore non potrai gustarti l’alba. Riparati dalle nuvole che passano qualvolta sopra il tuo cuore ed aspetta, non aver paura di aspettare. Siediti in quell’angolino piuttosto vicino alla siepe ad aspettare, tanta gente

 

passerà, avrai il dubbio di doverla seguire, ma tu aspetta, non aver paura di aspettare, quando sarà il momento però, alzati sicuro di te, senza indugio e sali in quell’autobus che aveva come capolinea quell’angolo, piuttosto vicino alla siepe dove tu, aspettando, eri seduto.

 

 

24/03/2012

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

Nutriamo anche l’anima; con la parola di Dio

 

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LA PAROLA DI OGGI     

24  Marzo 2012  Sabato  IV di Quaresima Anno B   IV Sett.

Vangelo  Gv (7, 40-53)

 

 

[40] All'udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: "Questi è davvero il profeta!". [41] Altri dicevano: "Questi è il Cristo!". Altri invece dicevano: "Il Cristo viene forse dalla Galilea? [42] Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il

 

villaggio di Davide?". [43] E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui.

[44] Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno gli mise le mani addosso. [45] Le guardie tornarono quindi dai sommi sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: "Perché non lo avete condotto?".

 

[46] Risposero le guardie: "Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!". [47] Ma i farisei replicarono loro: "Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? [48] Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei?

 

[49] Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!". [50] Disse allora Nicodèmo, uno di loro, che era venuto precedentemente da Gesù:

[51] "La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?".

 

[52] Gli risposero: "Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea". [53] E tornarono ciascuno a casa sua.

 

 

 

 

 

21/03/2012

L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo.

L’ evangelizzatore mandato da Dio nel mondo.

 

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Epistola II ai Corinzi

 

S.Paolo   

 

Ministro della riconciliazione

 

E poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio.Egli dice infatti:Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso.

 

Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga biasimato il nostro ministero; ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con

 

molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce,  nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni;  con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero; con

 

parole di verità, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama. Siamo ritenuti impostori, eppure siamo veritieri; sconosciuti, eppure siamo notissimi;

 

moribondi, ed ecco viviamo; puniti, ma non messi a morte; afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!

 

 

13/03/2012

I Santi nostri intercessori

I Santi nostri intercessori

 

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13  Marzo 2012  Martedi

Sant' Eldrado di Novalesa Abate

 

Nella sua importante famiglia provenzale, la vocazione militare passa di padre in figlio, ma lui rompe con la tradizione: né armi, né tornei, né partenze per campagne di guerra. Parte solo per andare pellegrino a San Giacomo di Compostella, in Spagna. E questo è tutto ciò che sappiamo di

 

lui in gioventù. Una sua biografia in versi latini, scritta poco dopo la morte, è andata perduta, e noi lo conosciamo attraverso documenti e atti pubblici dei suoi anni maturi.In epoca imprecisata, il provenzale Eldrado scende in Italia dai valichi del Moncenisio e si presenta all’abbazia della

 

Novalesa, in Valle di Susa, sulla strada che collega l’Italia alla Francia. Questa comunità è stata fondata nel 726 da Abbone, personaggio eminente del regno franco al tempo di Pipino il Breve (padre di Carlo Magno). Agli inizi era una cosa modesta: un Monasteriolum virorum con la Regola di

 

san Benedetto; un piccolo monastero maschile dedicato agli apostoli fratelli, Pietro e Andrea. Abbone stesso ha pilotato l’espansione della comunità, ingrandendo gli edifici per accogliere più monaci, creare lo Studium e dare ospitalità a pellegrini e poveri. Infine, morendo, lascerà

 

all’abbazia gran parte del suo imponente patrimonio terriero nella Francia centrale e meridionale.Ed è qui che arriva Eldrado. Ma non come pellegrino di passaggio. Per lui la Novalesa è il traguardo. Pronuncia i voti, riceve l’abito, lavora e prega come tutti.

 

Altro non sappiamo di lui monaco. Ma a un certo momento lo ritroviamo abate, per una durata imprecisata, collocata tragli anni 820 e 840.Di lui come abate si ricorda in particolare un’iniziativa liturgica e culturale che avrà effetti importanti anche fuori dall’abbazia e dall’Ordine

 

benedettino. Lo preoccupano le imprecisioni e gli errori che trova disseminati nel libro dei Salmi (usato per il culto) a opera di copisti ignoranti, che generano altra ignoranza. Decide di offrire ai celebranti e ai fedeli i testi biblici nella purezza della loro versione latina e si rivolge per

 

questo compito a Floro, un dottissimo diacono di origine spagnola, che vive e insegna a Lione. Floro si impegna in un lungo lavoro di controllo e di correzione, anche attraverso il confronto con il testo ebraico: così Eldrado e la Novalesa offrono ai cristiani d’Europa un Salterio riveduto

 

«secondo la regola della verità». Veicoli importanti di questa conoscenza sono i pellegrini, che di anno in anno sostano all’abbazia, partecipando alla sua vita liturgica: e che diffondono poi nei loro Paesi la versione corretta dei Salmi.Quanto a Eldrado, è incerta anche la data della sua morte: verso

 

l’anno 840, si ritiene. Pochi decenni dopo, l’abbazia è devastata e saccheggiata da bande saracene. I monaci fuggono a Torino salvando i libri e le cose più preziose. E fanno poi ritorno alla Novalesa verso l’anno Mille, costituendo un priorato che dipende dall’abbazia di Breme (Pavia).

 

Nel Duecento vi “ritorna” anche Eldrado, proclamato santo per voce popolare e onorato con la dedicazione di una cappella che racconterà la sua vita pure alla gente del XXI secolo, sulle sue pareti stupendamente affrescate: lo si vede nei grandi momenti della vita,

 

con gli strumenti delle sue fatiche, con uno dei suoi amati libri. E una comunità di benedettini, oggi, dopo traversie secolari, vive nell’antica abbazia, dedicandosi alla preghiera e ancora ai libri, al restauro di preziosi volumi.

08/03/2012

I Santi nostri intercessori

I Santi nostri intercessori

 

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8  Marzo 2012  Giovedi

San Giovanni di Dio Religioso

 

Le vie della santità sono infinite e lo dimostra la vicenda terrena di questo straordinario santo. Juan Ciudad, nato a Montemor-o-novo, presso Evora (Portogallo) l'8 marzo 1495, all'età di otto anni scappò di casa. A Oropesa nella Nuova Castiglia, dove sostò per la prima

 

tappa, la gente, non sapendo nulla di lui, neppure il cognome, cominciò a chiamarlo Giovanni di Dio e tale rimase il suo nome. Fino a 27 anni fece il pastore e il contadino, poi si arruolò tra i soldati di ventura. Nella celebre battaglia di Pavia tra Carlo V e

 

Francesco I, Giovanni di Dio si trovò nello schieramento vincitore, cioè dalla parte di Carlo V. Più tardi partecipò alla difesa di Vienna stretta d'assedio dall'ottomano Solimano II.Chiusa la parentesi militaresca, finché ebbe soldi nel borsello vagò per mezza Europa e

 

finì in Africa a fare il bracciante; per qualche tempo fece pure il venditore ambulante a Gibilterra, commerciando paccottiglia; stabilitosi infine a Granata vi aprì una piccola libreria. Fu allora che Giovanni di Dio mutò radicalmente indirizzo alla propria vita, in

 

seguito a una predica del B. Giovanni d'Avila. Giovanni abbandonò tutto, vendette libri e negozio, si privò anche delle scarpe e del vestito, e andò a mendicare per le vie di Granata, rivolgendo ai passanti la frase che sarebbe divenuta l'emblema di una nuova

 

benemerita istituzione: "Fate (del) bene, fratelli, a voi stessi".

La carità che la gente gli faceva veniva spartita infatti tra i più bisognosi. Ma gli abitanti di Granata credettero di fare del bene a lui rinchiudendolo in manicomio. Malinteso provvidenziale. In

 

manicomio Giovanni si rese conto della colpevole ignoranza di quanti pretendevano curare le malattie mentali con metodi degni di un torturatore. Così, appena potè liberarsi da quell'inferno, fondò, con l'aiuto di benefattori, un suo ospedale. Pur completamente

 

sprovvisto di studi di medicina, Giovanni si mostrò più bravo degli stessi medici, in particolar modo nel curare le malattie mentali, La cura dello spirito era la premessa per una proficua cura del corpo. Giovanni di Dio raccolse i suoi collaboratori in una grande

 

famiglia religiosa, l'ordine dei Fratelli Ospedalieri, meglio conosciuti col nome di Fatebenefratelli. Giovanni morì a soli cinquantacinque anni, il giorno del suo compleanno, l'8 marzo 1550. Fu canonizzato nel 1690. Leone XIII lo dichiarò patrono degli ospedali e di quanti operano per restituire la salute agli infermi.

 

 

 

 

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